Era una mattina di novembre a Dallas, una di quelle in cui il sole del Texas gioca a nascondino con le ombre lunghe dei palazzi, ignaro che di lì a poco la storia avrebbe cambiato rotta per sempre. L’aria era frizzante, carica di un’attesa elettrica, mentre la folla si accalcava lungo i marciapiedi di Dealey Plaza. Tra le migliaia di volti anonimi, uno in particolare sarebbe rimasto impresso nelle pellicole granulose dell'epoca, destinato a diventare il fantasma più ricercato d’America: la Babushka Lady.
Mentre il mondo intero urlava e si gettava a terra sotto i colpi di fucile che squarciarono il silenzio della piazza, lei rimase lì. Immobile. Una statua di carne avvolta in un cappotto marrone e un foulard colorato, con l’occhio incollato a un mirino.
L'Ombra nel Mirino: Il Primo Mistero
Il fascino della Babushka Lady non risiede solo in ciò che fece, ma in ciò che non fece. Nel celebre filmato di Zapruder e nelle fotografie di Marie Muchmore, la si vede chiaramente sul prato tra Elm e Main Street. Mentre la limousine presidenziale accelera in preda al panico e la folla si disperde cercando riparo, lei continua a filmare con una calma glaciale.
Non un sussulto, non un segno di terrore. La sua cinepresa ha catturato il momento esatto dell'impatto fatale da un'angolazione che nessun altro possedeva. Quella pellicola, se esiste ancora, è il "Santo Graal" delle prove sull'assassinio di JFK.
Perché è così importante?
* La Prospettiva: Si trovava proprio di fronte al Grassy Knoll, la collinetta erbosa da cui molti testimoni giurarono di aver sentito provenire degli spari.
* La Reazione: La sua freddezza suggerisce una preparazione professionale o, secondo i complottisti, una consapevolezza anticipata di ciò che stava per accadere.
* La Scomparsa: Dopo gli spari, mentre la polizia setacciava l'area, lei attraversò la strada con passo sicuro e svanì nel nulla.
Il Caso Beverly Oliver: Verità o Mitomania?
Per anni il vuoto è rimasto incolmabile, fino al 1970. Una donna di nome Beverly Oliver uscì dall'ombra dichiarando: "Quella donna sono io". Raccontò una storia degna di un film di spionaggio: sostenne che due agenti federali, identificatisi come membri dell'FBI, le avevano requisito la pellicola pochi giorni dopo l'attentato, promettendo di restituirla entro dieci giorni. Non la rivide mai più.
Tuttavia, il "giallo" si infittisce qui. Gli esperti hanno sollevato dubbi pesanti:
* L'Età: Nel 1963 la Oliver aveva 17 anni, mentre la figura nei video appare più matura.
* La Tecnologia: Citò l'uso di una cinepresa Yashica Super 8, un modello che, secondo i registri di produzione, non era ancora disponibile sul mercato in quel fatidico novembre.
Teorie e Segreti: Chi si nascondeva sotto quel foulard?
Se non era Beverly Oliver, chi era la donna del mistero? Le ipotesi spaziano dal razionale al fantascientifico:
* Una Spia Sovietica: Il nome "Babushka" alimentò sospetti di un coinvolgimento del KGB, ipotizzando che la donna stesse documentando l'operazione per conto di Mosca.
* Un Agente dei Servizi Segreti: Alcuni ritengono fosse una "osservatrice" governativa incaricata di filmare la folla per motivi di sicurezza, spiegando così la sua apparente immunità al panico.
* Una Semplice Turista: La teoria più tragica e banale suggerisce che fosse una cittadina comune, talmente sotto shock da reagire continuando meccanicamente ciò che stava facendo, per poi distruggere tutto una volta compreso di aver filmato un'esecuzione in diretta.
L'Ultima Inquadratura
Oggi, a decenni di distanza, la Babushka Lady rimane un'icona del dubbio. È il simbolo di quella parte di verità che sembra sempre sfuggirci di mano un attimo prima di essere afferrata. Il suo volto rimane pixelato, sfuocato, nascosto da quel fazzoletto che le ha dato il nome.
Forse quella pellicola giace ancora in qualche archivio polveroso o in una soffitta dimenticata, custode dell'unico segreto che potrebbe riscrivere la storia del XX secolo. Fino ad allora, la donna col cappotto marrone continuerà a camminare per sempre sul prato di Dealey Plaza, eterna testimone di un mistero senza fine.
Salvatore Calleri - Tutti i diritti sono riservati


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