sabato 21 gennaio 2017

Ecco perché le case farmaceutiche boicottano le terapie alternative e continuano a vendere farmaci killer

case farmaceutiche business e malattie
Oggi la Biomedicina è ancora legata ai vecchi schemi positivisti dove prevale il concetto della cura quando ormai sei già malato e non il mantenimento dello stato di salute tramite un profondo lavoro di prevenzione. Allo stesso tempo, si sta facendo avanti la consapevolezza che la Fisica contemporanea abbia prodotto un importante passo avanti nella concezione che l’uomo ha dell’universo e di se stesso. Da tempo sono convinta che il settore più evoluto della “conoscenza pura” in questo momento storico sia quello della Fisica Quantistica, non quello della Medicina.
La teoria dei quanti, infatti, permette di corroborare le convinzioni spirituali e perché no, religiose, sotto l’egida di una acquisizione anche scientifica. Quindi, rispetto al passato si tratta di una silenziosa rivoluzione scientifica, un punto di svolta che ha portato tanti scienziati a ribellarsi agli schemi legati alla logica dell’avidità e del guadagno a tutti  costi, quella delle case farmaceutiche.
Come studiosa di terapie non convenzionali non posso fare a meno di notare come, negli ultimi anni, sempre più medici scelgano di ampliare le loro conoscenze verso metodi terapeutici alternativi, meno invasivi, cercando di acquisire quella visione olistica del paziente che la Biomedicina non ha e che, invece, è caratteristica delle medicine “tradizionali”.
Tutto ciò, nonostante le multinazionali case farmaceutiche si diano tanto da fare per brevettare continuamente nuove molecole per creare sempre nuovi farmaci da immettere in un mercato già saturo. La scienza medica infatti, a differenza di altre discipline, come la fisica o la biologia avanzata, è ancora a livelli estremamente elementari di conoscenza proprio perché frenata dalla sua stessa avidità.
E’ impossibile (e piuttosto triste) pensare che una vera evoluzione nella medicina possa essere affidata solo alla sintesi di nuovi farmaci. Tanto più perché la ricerca medica è controllata dalle lobby farmaceutiche e quindi da logiche di profitto.
La Biomedicina, attraverso la farmacologia, interviene solo su UNA delle componenti dell’ essere umano: quella che si evince attraverso reazioni chimiche (e che consente i maggiori profitti dalla vendita dei farmaci e dei brevetti). Ma non è finita qui: le case farmaceutiche da una parte impongono l’enfasi sull’aspetto chimico che produce ricchezze smisurate, dall’altra boicottano qualunque approccio terapeutico diverso, facendo credere alle persone che si tratta di approcci poco o per nulla scientifici, perché potrebbero compromettere i loro profitti.
Il limite, quindi, della Medicina contemporanea, è quello di aver creato un abnorme paradosso: da un lato dovrebbe ambire alla sconfitta delle malattie, dall’altro si nutre di queste per arricchirsi!
medico, medicina, businessE se oggi le malattie venissero realmente debellate? La medicina “ufficiale” cadrebbe in miseria? Se oggi si potesse curare realmente il cancro, e non trattarlo solo con dei farmaci killer come la radio e la chemioterapia che producono profitti di miliardi di dollari, cosa farebbero le lobby farmaceutiche e i loro azionisti? Potrebbero ancora detenere il potere che hanno oggi? L’industria farmaceutica non ha nessun interesse ad individuare la cura per il cancro o per qualunque altra malattia degenerativa grave, poiché i protocolli di cura per il protrarsi dell’epidemia tumorale e delle malattie degenerative, le frutta centinaia di miliardi di euro.
Ogni anno i profitti del business farmaceutico ammontano in tutto il globo a più di 500 miliardi di euro.
Secondo gli ultimi dati diffusi da Federfarma relativi al 2015, in Italia la spesa in farmaci annuale è di bel 425 euro procapite e 24,8 miliardi complessivi, come riportato sotto in un articolo del quotidiano Libero.
spesa per farmaci in Italia
Questi profitti saranno possibili fintanto che le malattie a larga diffusione continueranno ad essere curate con sostanze chimiche che necessitano di brevetto. La vera prevenzione e l’eliminazione delle malattie ridurrebbero i profitti di questo business e quindi non sono interessanti per l’industria farmaceutica. E tutto ciò che può essere usato in alternativa e come prevenzione, terapie naturali con fondamento scientifico, vitamine, nutrienti ecc. sono attivamente combattuti dalla lobby delle case farmaceutiche, perché non sono brevettabili e perché spesso eliminano il problema alla fonte, PREVENGONO l’insorgere della malattia.
E se TUTTI cominciassero a domandarsi quali sono le alternative?
Secondo un articolo de “Il Fatto Quotidiano” riportato sotto, a Bolzano  ci stanno provando con il  progetto dal titolo “farmaco-logico”, un laboratorio su quello che non si dice dei farmaci e sulle alternative naturali più salutari. Ma la domanda è: dove trovare i fondi per promuoverlo in tutta Italia? Fontehttp://www.naturopatia-blog.it/case-farmaceutiche-business/

Perché il magnesio è il minerale più importante per una buona salute e come averne a sufficienza


La necessità di magnesio nella dieta quotidiana è forse uno dei requisiti minerali più sottovalutati per una buona salute nutrizionale. Mentre per altri minerali come il calcio o il selenio ottenere la quantità maggiore è semplice, gli studi hanno concluso che, per il  magnesio è più facile uscire dalla soglia necessaria di minerale, pur essendo il più importante nella promozione della salute ottimale e per combattere le malattie.
Infatti, Dopo L’acqua, Cibo E Ossigeno, Questo Minerale Rivela Assolutamente Necessaria Per Il Corretto Funzionamento Del Corpo.
Il magnesio è più importante di potassio, calcio e sodio
La ragione per cui il magnesio è così importante per il corpo è perché è un fattore di attivazione sinergica delle reazioni biochimiche in oltre 300 funzioniAlcune delle più importanti, includono la formazione di osso, la produzione di energia, la creazione di cellule, l’attivazione del complesso di vitamina B , il supporto e il corretto funzionamento dei muscoli, del cervello, delle ghiandole surrenali, del sistema nervoso, del cuore e reni.
Senza il magnesio che fornisce il bilanciamento della funzione, potassio, calcio e sodio non possono svolgere tutte le loro importanti funzioni nel corpo. L’ambito di impatto sulla salute del magnesio sul corpo è quasi infinita, e lo rende una priorità assoluta per tutti l’uso di un integratore di magnesio.
Come averne a sufficienza
Il magnesio si trova naturalmente in alimenti quali:
  • Noccioline
  • mollusco
  • Verdure a foglia verde
  • I cereali integrali
  • Legumi
Tuttavia, lo stile di vita moderno e dieta nutrizionale rendono quasi impossibile per la maggior parte delle persone a consumare abbastanza alimenti per fornire per le esigenze del loro corpo.
Una dieta povera che include caffè, bibite, zucchero, sale da cucina, prodotti alimentari trasformati, e gli alimenti ad alto contenuto di carboidrati contribuiscono alla perdita di magnesio nel corpo. Inoltre, altri fattori contribuiscono alla riduzione del minerale quale vivono sotto elevato stress mentale e prendendo droghe medicinali o diuretici.
Malattie che colpiscono le quantità di magnesio nel corpo sono il diabete e tiroide livelli bassi. Queste ragioni sono il motivo per cui è quasi un imperativo per tutti a prendere integratori di magnesio per garantire il corretto funzionamento del corpo.
Forme
  • Compresse, e polvere
  • Gel capsule
  • Liquido (magnesio ionico o chelato)
  • Capsula
  • Spray (per applicazione cutanea)
Quanto prenderne
Come in molti integratori alimentari, la RDA (dose quotidiana raccomandata) potrebbe non essere sufficiente a mantenere  una buono stato di salute, e tanto meno a contribuire e combattere alcune malattie. La RDA per uomini di età da 19 a 30 è di 400 mg al giorno e per le donne, 310 mg. Per uomini età 31-70, la RDA è di 420 mg al giorno e per le donne, è 320 mg. Studi hanno dimostrato che tale importo non è sufficiente in molti casi e può causare difetti per mancanza nel corpo.
Ecco alcune linee guida di dosaggio per l’utilizzo comune di un supplemento di magnesio per determinate condizioni di salute:
  • Diabete – 500 mg al giorno
  • Asma, insufficienza cardiaca congestizia e aritmie – 400 mg due volte al giorno
  • Fibromialgia – 150 mg di magnesio con 600 mg di acido malico due volte al giorno (per efficacia, talvolta magnesio lavora in sinergia con altri nutrienti.)
  • Pressione alta – da 400 a 800 mg al giorno
  • Osteoporosi – da 300 a 500 mg al giorno con 600 a 1000 mg al giorno di calcio (Regola generale: Prendere calcio e magnesio in rapporto di 2 : 1).
Come prendere magnesio minerali integratori
  • Con l’assunzione di antibiotici tetracicline, si deve assumere questo integratore minerale da 1 a 3 ore prima o dopo l’assunzione del farmaco. Il magnesio riduce l’efficacia di questo farmaco se presi allo stesso tempo.
  • Prenderlo pasteggiando ne migliora assorbimento.
  • Prendere un integratore di magnesio chelato (con calcio) per il miglior assorbimento. Chelato si riferisce al processo di associare un elemento minerale come il magnesio di un composto organico come un amminoacido. Il corpo assorbe più facilmente questa forma perché riconosce che può digerirlo correttamente. Integratori di magnesio ionici o liquidi sono anche loro più facilmente assorbiti dal sistema digestivo, lavora meno nell’assimilare le sostanze nutritive per l’uso.
  • Utilizzare citrato di magnesio, in quanto è chelato con agrumi ed è più facilmente digeribile. Evitare ossido di magnesio, che non viene chelato.
Possibili effetti collaterali
Un sovradosaggio di magnesio è raro, perché i reni sono abbastanza abili a sbarazzarsi di quantità eccessive. Tuttavia, alcune persone possono sviluppare diarrea o la nausea quando assumono integratori. Ciò spesso è dovuto alla forma con cui questo minerale viene ingerito. Un utente può cambiare modo e passare a un liquido di magnesio, chelato o ionico.
Inoltre, provate a prendere solfato di magnesiogluconato di magnesio o citrato di magnesio per una migliore digestione. E’ sempre meglio consultare il proprio medico o nutrizionista prima di assumere livelli elevati di questo minerale se avete dei gravi condizioni di salute.
Lo sapevate?
I ricercatori hanno concluso che il magnesio citrato è la migliore forma di integratori di magnesio da prendere, dal momento che è il migliore ad essere assorbito dal corpo.
fonti:
Fonte traduzione: SA DEFENZA

Metano gratis dagli scarichi fognari, è già realtà in Italia. Altro che “trivelle”, scarichi in mare e gasdotti!

Bresso, in Provincia di Milano, l’azienda che fornisce il servizio idrico integrato, recupera i reflui fognari per produrre “bio-metano a Km0“, ovvero metano prodotto con gli scarichi delle famiglie che in molti altri casi vengono normalmente scaricati in mare dopo la depurazione.
Ipotetici distributori potrebbero essere posizionati nel territorio. Solo l’impianto di Bresso potrebbe fornire20.000 km l’anno a più di 450 veicoli. Sotto questo aspetto, un progetto simile realizzato su larga scala a livello nazionale potrebbe consentire facilmente la distribuzione di metano per le auto e per le famiglie. Si risparmierebbe gas e combustibile per le auto, risolvendo la problematica della depurazione in un colpo solo, consentendoci di staccarci dalle multinazionali del petrolio e dei gasdotti. 
Diffondiamo.
Ne ha parlato anche il TGR Leonardo:

La confessione di Draghi: con l'euro abbiamo dovuto impoverirvi.

Nella foto Mario Draghi.

venerdì 20 gennaio 2017

TERREMOTI INDOTTI DALLE TRIVELLAZIONI



di Gianni Lannes

Nel Mare Adriatico sono attualmente attive 12 concessioni per l’estrazione di idrocarburi, da parte dell’Eni e dell’Edison, mentre nella regione Marche, secondo i dati ufficiali ministeriali risultano ben 26 concessioni in uso. Simili azioni di rapina multinazionale possono aver provocato i sismi che stanno sconquassando l’Italia Centrale? In ogni caso, a parte i danni materiali, soltanto nelle Marche ci sono 25 mila sfollati.



Dal 1951, ovvero dall’incidente di Caviaga a quello dell’Amiata nel 2000 e in seguito in Basilicata a causa della frenetica estrazione petrolifera, fino ai giorni nostri, la letteratura scientifica in  materia di sismi indotti dall’uomo è a dir poco ponderosa, anzi incontrovertibile.









Secondo l’avvocato Marco Mori «Avremmo le tecnologie e le capacità per evitare tali tragedie. Ma ovviamente costa meno qualche morto che mettere in sicurezza vaste aree del nostro Paese. "Non ci sono i soldi". Quando la gente capirà che questa frase è un crimine, vivremo in un mondo migliore. Per chi oggi è morto non si può fare più nulla, per tutti gli altri si, basterebbe riscattare la nostra sovranità!».

«Fino a pochi anni fa, nessuno immaginava che l’uomo avrebbe potuto avere un tale impatto sui fenomeni geofisici» dice Christian Klose, ricercatore della School of Applied Science della Columbia University, (Usa). Una sua ricerca conclude che dal 19° secolo a oggi più di 200 terremoti con una intensità compresa tra i 4,5 e i 7,9 gradi della scala Richter si sono verificati in seguito a lavori di geoingegneria. Spiega Klose: «Molti dei terremoti in questione sono avvenuti in aree dove esistono estrazioni di carbone, gas o altri fluidi dal sottosuolo, e di solito non superano i 5 gradi Richter. Quando invece l’attività umana innesca il movimento di faglie, i sismi conseguenti possono essere molto più forti».


Nel portale del servizio sismico svizzero c’è una pagina scientifica si legge:

 «Terremoti causati dall'uomo. Il sottosuolo terrestre è in continuo movimento: ecco perché sulla Terra si registrano quotidianamente sismi di piccola e grande entità. Tuttavia non tutte le scosse presentano una causa naturale: alcune di esse sono causate dall’uomo. La comunità scientifica parla in questo caso di «sismi indotti» o di «sismicità indotta», un fenomeno spesso causato da interventi tecnici di grande portata effettuati nel sottosuolo. Si tratta, con qualche rara eccezione, di terremoti di piccola entità pressoché impercettibili in superficie. In Svizzera i terremoti causati dall’uomo sono noti principalmente per il loro legame con i progetti geotermici: nel 2006 l’acqua iniettata ad alta pressione nel sottosuolo ha causato a Basilea un sisma di magnitudo 3.4 mentre nel 2013 si è verificato un terremoto di magnitudo 3.5 nei pressi di San Gallo. Tuttavia, anche altri utilizzi del sottosuolo possono causare delle scosse sismiche, ad esempio le iniezioni di CO2 o di acque di scarico, l’estrazione – convenzionale o meno – del petrolio o del gas naturale tramite fracking oppure i progetti dell’industria mineraria o la costruzione di tunnel. Anche i cambiamenti operati dall’uomo sulla superficie terrestre possono dar luogo a terremoti, ad esempio quando i laghi artificiali si riempiono per la prima volta d’acqua».


Ecco, di seguito, tradotto in italiano, un servizio giornalistico pubblicato il 28 marzo 2016 dal Washington Post (famoso per aver fatto scoppiare lo scandalo Watergate) uno dei più autorevoli quotidiano nordamericani. Un articolo ripreso anche dal Chicago Tribune e dal Boston Globe.
«I terremoti sono una calamità naturale, tranne quando sono causati dall’uomo. Negli Stati Uniti il settore petrolifero e quello del gas hanno adottato in modo massiccio la tecnica della fratturazione idraulica, o fracking, che serve a frantumare i cosiddetti shale, un tipo di rocce sedimentarie composte da fango e minerali argillosi che si trovano nel sottosuolo, ed estrarre petrolio e il gas di scisto. Il processo però produce una quantità incredibile di acque reflue contaminate da agenti chimici, e anche la tecnica della perforazione orizzontale per l’estrazione del petrolio può produrre un’enorme quantità di acqua naturale salata indesiderata. Gli operatori del settore smaltiscono queste acque reflue immettendole in profondi pozzi, ma provocando dei movimenti nel sottosuolo. Lunedì 28 marzo la Geological Survey degli Stati Uniti (USGS), l’agenzia scientifica del governo che si occupa di studi sul territorio e rischi naturali, ha pubblicato per la prima volta una mappa del rischio sismico che prende in considerazione sia i terremoti naturali che quelli “indotti” dall’uomo. La mappa e il rapporto che l’accompagna evidenziano come in alcune aree nel centro degli Stati Uniti il rischio sismico sia pari a quello del suolo della California, di cui è tristemente nota l’instabilità. Secondo lo USGS circa sette milioni di persone vivono in zone esposte al rischio dei terremoti indotti. Gli stati che hanno il maggior rischio di essere colpiti da terremoti causati dall’uomo sono Oklahoma, Kansas, Texas, Arkansas, Colorado, New Mexico, Ohio e Alabama. La maggior parte di questi terremoti sono relativamente deboli, intorno a tre gradi di magnitudo, ma se ne sono registrati anche di più potenti, come il terremoto di magnitudo 5,6 in Oklahoma del 2011, legato allo smaltimento per iniezione delle acque reflue. Lunedì scorso alcuni scienziati hanno detto di non sapere se i terremoti indotti siano in grado di arrivare solo fino a un certo limite: è ancora un’area di ricerca. Nella preistoria l’Oklahoma è arrivato ad avere terremoti di magnitudo sette. Non è ancora chiaro se la nuova ricerca porterà a un cambiamento nelle pratiche del settore. In Oklahoma, per esempio, ci sono solo uno o due terremoti naturali all’anno, ma negli ultimi dieci anni, da quando le attività di fracking e di perforazione orizzontale (e la conseguente immissione di acqua nel sottosuolo) sono diventate comuni, se ne sono registrati a centinaia. «Prendendo in considerazione anche gli eventi causati dall’uomo, la nostra valutazione del rischio sismico è aumentata sensibilmente in alcune zone degli Stati Uniti», ha detto in un comunicato Mark Petersen, capo del progetto per la mappatura del rischio sismico dell’USGS. Il rapporto, che si basa sull’attività sismica recente, è solo una valutazione del rischio per un anno. Gli scienziati sostengono che i casi di terremoti indotti del recente passato potrebbero probabilmente ripetersi nel prossimo futuro. Le mappe precedenti dell’USGS non includevano eventi causati dall’uomo. Nel 2014, per esempio, la mappa assegnava all’area tra le città di Dallas e Fort Worth, in Texas, un rischio molto basso di terremoti naturali. Con la nuova mappa però, che tiene conto anche dei sismi indotti, l’USGS ha calcolato nell’area un rischio dieci volte superiore. Nel gennaio del 2015 la faglia che attraversa Dallas e la vicina città di Irving ha provocato un terremoto di magnitudo 3,6, a meno di dieci chilometri di distanza da un pozzo di iniezione. Alcuni ricercatori stanno studiando quel terremoto, ha raccontato Heather R. DeShon, una sismologa della Southern Methodist University. «La nuova mappa serve per ricordare alle popolazioni locali nelle aree recentemente colpite da sismi che è meglio essere pronti a sentire la terra tremare di nuovo», ha detto DeShon, che non ha partecipato al progetto. Secondo il Dallas Morning News uno studio non ancora pubblicato dell’ente federale per la gestione delle emergenze degli Stati Uniti mostrerebbe come nello scenario peggiore un terremoto di magnitudo 5,6 a Dallas potrebbe danneggiare 80mila edifici, farebbe crollare gli argini e provocherebbe danni per 9,5 miliardi di dollari. L’elemento più notevole della nuova mappa dell’USGS è la macchia rosso scuro nell’area a centro-nord dell’Oklahoma, che quest’anno è già stata colpita da un terremoto di magnitudo 5,1. «Il mio primo pensiero è stato: “Oddio, l’Oklahoma e più rosso della California”», ha scritto in un’email la geologa dello USGS Susan Hough dopo aver visto la mappa della sua agenzia per la prima volta lunedì scorso. Calcolare il rischio sismico di un’area specifica in un dato momento è difficile, anche perché i terremoti naturali sono imprevedibili. Come lo è il settore petrolifero e del gas. Con il calo del prezzo del petrolio, di recente le aziende specializzate hanno diminuito le perforazioni. Il calo di produzione potrebbe spiegare la diminuzione del numero di terremoti negli ultimi mesi, ha detto Rex Buchanan, direttore del Kansas Geological Survey, un dipartimento di ricerca della University of Kansas. Secondo Buchanan, anche le nuove norme degli stati americani per la gestione dello smaltimento delle acque reflue potrebbero essere utili. Salvo poche eccezioni, le regioni centrali e orientali degli Stati Uniti non sono solitamente considerate zone sismiche. Ma questo non significa che non ci siano delle faglie anche nel sottosuolo delle regioni più calme. «Le faglie sono praticamente dappertutto. Gli Stati Uniti si sono formati nel corso di oltre un miliardo di anni, e durante il processo di formazione sono state prodotte moltissime faglie», ha raccontato Michael Blanpied, coordinatore associato dello Earthquake Hazards Program dello USGS. I liquidi immessi nei profondi pozzi di iniezione non lubrificano le faglie, ma piuttosto aumentano la pressione esercitata su di loro separandone le pareti, ha sottolineato Blanpied».

riferimenti: