mercoledì 22 giugno 2016

Alimenti per neonati: il 10% contiene Ogm






ogm alimenti neonati
Il 10% degli alimenti per neonati analizzati nel 2015 contiene Organismi geneticamente Modificati (Ogm)
Il 2% degli alimenti analizzati nel 2015 contiene, seppur in minima dose, Organismi geneticamente Modificati (Ogm): dal latte di soia alle gallette di riso, passando per biscotti e pasta a base di farine di mais. La percentuale sale però al 10% dei campioni se si considerano i prodotti per neonati. 

È quanto emerge dalla Relazione sul Piano nazionale Ogm relativo ai risultati del 2015, pubblicato sul sito del Ministero della Salute. Secondo il documento, tuttavia, "la presenza è limitata ed a concentrazioni estremamente basse".

Il numero dei campioni prelevati nel 2015, provenienti da prodotti trasformati e materie prime principalmente a base di mais, soia e riso, sia coltivati con metodi tradizionali che bio, è stato di 804, di cui 688 sul territorio e 116 di importazione.
Analizzando i dati relativi al territorio, su 688 campioni analizzati, la percentuale di quelli positivi è stata del 2%. Se si osservano solo i prodotti per neonati, i campioni sono stati 20 e 2 sono positivi, pari al 10%.  Fonte: http://www.informasalus.it/it/articoli/alimenti-neonati-ogm.php?utm_source=dlvr.it&utm_medium=facebook

lunedì 20 giugno 2016

VACCINI E DANNI PERMANENTI: CONDANNATO IL MINISTERO DELLA SALUTE!




Francesco Terruli ha rappresentato un ragazzo di Tivoli che venne vaccinato mentre era in terapia cortisonica e ora soffre di encefalopatia, epilessia e sindrome autistica

Quando aveva quattro mesi, il bimbo era in terapia a base di cortisone. Aveva preso la bronchite. Proprio in quel periodo, però, doveva essere sottoposto alvaccino esavalente.
I genitori chiesero che si posticipasse il vaccino, il medico lo fece ugualmente.
Poi, i successivi richiami.
Il bambino, progressivamente, ebbe problemi sempre più gravi. Ora è un ragazzo di 17 anni che vive allo stato vegetativo e la sua famiglia, di Tivoli, si era rivolta all’avvocato perché riteneva ci fosse una correlazione fra quel vaccino e le condizioni del ragazzo. Condizioni irreversibili: sindrome autistica, encefalopatia immunomediata, epilessia. Danni permanenti. Secondo la consulenza tecnica d’ufficio, questo ha provocato il vaccino esavalente.
francesco terruliL’avvocato è un pugliese, Francesco Terruli (foto a sinistra) di Martina Franca che ha fatto condannare il ministero della Salute, in sede di giudizio civile. Il ministero deve, fra l’altro, corrispondere al ragazzo un mensile vita natural durante a far data da febbraio 2010, aumentato di sei volte per la specificità del danno subìto, come previsto dalle leggi in materia (210/1992 e 229/2005).
Francesco Terruli, che da decenni ormai si occupa di vicende di questo genere, chiarisce i termini della http://www.vacciniinforma.it/?p=4448questione: non è una messa in discussione generalizzata dei vaccini.
Non deve essere, però, generalizzato neanche l’uso dei vaccini. Bisogna valutare caso per caso, prima di procedere con le vaccinazioni.


Articolo di Noinotizie.
Fonte

mercoledì 8 giugno 2016

7 Alimenti Che Distruggono le Cellule Tumorali

Al giorno d’oggi esiste molta informazione il cancro, e il rischio di disinformarsi è enorme. Una delle cose più importanti da sapere che è tutti gli esseri umani posseggono cellule tumorali, ma il nostro corpo riesce ad eliminarle se il nostro sistema immunitario è in salute e funziona a dovere. Affinché ciò accada, hai bisogno di nutrirti correttamente.
Avrai sicuramente sentito parlare di casi di persone che hanno curato determinate tipologie di cancroconsumando frutta e verdura. Ciò è possibile, e di seguito ti spieghiamo perché.
7 alimenti anti tumoraliLa chiave è nella composizione chimica di questi alimenti. Ciascuno di essi possiede diversi tipi di vitamine, minerali, macro e micronutrienti. Frutta e verdura ad alto contenuto alcalino eliminano le cellule tumorali. Le cellule tumorali non riescono a sopravvivere in un ambiente alcalino.
Il consumo dei seguenti 7 alimenti fornirà al tuo corpo il livello alcalino necessario ad evitare la proliferazione delle cellule tumorali.
  1. Spinaci
  2. Cavoli
  3. Cetrioli
  4. Broccoli
  5. Avogado
  6. Sedano
  7. Peperoni
Se soffri di cancro e stai effettuando un trattamento, ti consigliamo di inserire questi alimenti nella tua dieta, in modo da fornire al tuo corpo un ambiente alcalino che possa favorire l’eliminazione delle cellule tumorali. Parla con il tuo medico. Fonte: http://www.rimedio-naturale.it/7-alimenti-che-distruggono-le-cellule-tumorali.html

Proprietà della moringa nella prevenzione del cancro

La moringa, chiamata anche “albero dei miracoli”, è una pianta il cui consumo si sta diffondendo in tutto il mondo grazie alle sue proprietà curative.
Nativa dell’India, la moringa viene oggi piantata in tutte le aree subtropicali di Asia, Africa e America Latina.
moringa cancroAbbiamo già parlato delle proprietà e dei benefici della moringa, in questo articolo approfondiremo le sue proprietà nella prevenzione del cancro.
La moringa contiene isocianato di benzile, una sostanza chimica associata da molti studi scientifici a benefici chemio-protettivi contro il cancro. Le persone in trattamento chemioterapico hanno bisogno di questi benefici per rinforzare le cellule ed aumentare la capacità di resistenza.
Oltre a questa proprietà, che è la principale, la moringa ha molti altri benefici per la prevenzione del cancro. E’ ricca di sostanza nutritive, vitamine, minerali ed amminoacidi, tutte essenziali per mantenere un buono stato di salute.
Calcio, ferro, potassio, proteine, vitamine A, B e C sono solo alcune delle sostanze presenti nella moringa, che ci aiutano ad avere un organismo più sano e resistente, e quindi aumentando le difese anche contro il cancro. La moringa ha proprietà antinfiammatorie, antivirali, antiossidanti e calmanti. Fonte: http://www.rimedio-naturale.it/proprieta-della-moringa-nella-prevenzione-del-cancro.html

giovedì 2 giugno 2016

«Qualcuno vuol darcela a bere»

di Giuseppe Altamore

«E’ molto chiaro che fare affidamento sull’acqua in bottiglia, pensando che solo perché non viene dal rubinetto sia più pura e immune dall’inquinamento, non risolverà affatto i problemi di sicurezza e approvigionamento», afferma Gianfranco Bologna, portavoce del WWF Italia.
«Ma la migliore acqua da bere non si trova necessariamente in una bottiglia», chiarisce Bologna. «Se vogliamo bere acqua pura dobbiamo porre maggiori sforzi nel proteggere fiumi, laghi e falde idriche, e poi investire in modo che tale acqua arrivi in modo sicuro al consumatore attraverso i rubinetti».
Per queste ragioni, l’acqua minerale è stata inclusa tra gli otto mali che affliggono l’acqua in Italia nel controforum organizzato a Firenze negli stessi giorni del Terzo forum mondiale dell’acqua che si è tenuto a Kyoto nel marzo 2003.
Non solo, il consumo di acqua minerale è stato incluso fra i mali del «Pozzo di Antonio», il rapporto sullo stato dell'acqua in Italia, a cura di Riccardo Petrella, presidente del Comitato italiano del contratto dell'acqua, che delinea un quadro dello stato delle risorse idriche nel nostro paese e delle loro gestione. E dove starebbe il male? L'acqua minerale non è forse più pura e più sana e, dunque, migliore per la salute di quella potabile?
Si chiede Petrella?

«La prima ragione del 'male', sta per l'appunto nell'ingiustificata credenza che l'acqua minerale sia più pura e più sicura dell'acqua potabile. L'acqua minerale non è né per definizione né in pratica necessariamente più pura e più sana dell'acqua potabile, si legge nella relazione. Anzitutto l'acqua minerale non è considerata dal legislatore un'acqua potabile, ma come un'acqua terapeutica in ragione di certe caratteristiche fisico-chimiche che ne suggeriscono un uso per fini specifici. Per queste ragioni è consentito alle acque minerali di contenere sostanze come l'arsenico, il sodio, il cadmio in quantità superiori a quelle invece interdette per l'acqua potabile. Mentre non è permesso all'acqua potabile di avere più di 10µg/l (microgrammi per litro) di arsenico, è frequente che la maggior parte delle acque minerali siano contenute 40/50µg/l di arsenico senza l'obbligo di dichiararlo sulle etichette. Lo stesso vale per altre sostanze.

Valore limite di alcune sostanze contenute nell’acqua potabile e nell’acqua minerale
 
Valori limite acque potabili
Decreto L. 31/2001
Valori limite acque minerali
Decreto 542/92 – Dm 31/05/2001
Arsenico totale (µg/l)1050
Bario (µg/l)-1
Cromo (µg/l)5050
Piombo (µg/l)10-2510
Nitrati (mg/l)5045-10*
Alluminio (µg/l)200Nessun limite
Ferro (µg/l)200Nessun limite
Manganese (µg/l)502000
Fluoruro (mg/l)1,50Nessun limite
* Valore relativo ad acque destinate all’infanzia
Una clamorosa omissione che può essere pericolosa per la salute di chi beve sistematicamente la stessa acqua minerale per anni senza controllo medico. Ricordiamo, inoltre, che nel febbraio 2000, l'Italia ha ricevuto un ammonimento da parte della Commissione dell'Unione europea, perché i valori massimi previsti per alcune sostanze tossiche e indesiderabili nelle acqua minerali italiane erano superiori alle norme imposte a livello comunitario» 
«La seconda ragione del 'male' risiede nel fatto che se - come abbiamo visto - l'acqua minerale non è né più pura né più sana della potabile è certamente molto più cara: dalle 300 alle 600 e persino 1000 volte più cara», aggiunge Petrella. 
Secondo gli ultimi dati, derivati da un'inchiesta della Federconsumatori, il costo medio in Italia di 200 metri cubi d'acqua potabile, corrisponde al consumo medio di una famiglia, è pari, nel 2000, a 361.269 lire annue, cioè 1806 lire al metrocubo (0.93 euro). 
Un litro di Perrier costa più di 1000 litri di acqua di rubinetto, la più cara d'Italia (quella di Forlì) e quasi 3000 volte di più dell'acqua potabile di Milano. 
«Il successo di mercato delle acque minerali è chiaramente uno scandalo», continua Petrella. 
«Ci troviamo di fronte a un fenomeno di sfruttamento a fine di lucro di un bene demaniale che secondo quanto ha riconfermato la legge sull'acqua del 1994 (la legge Galli) fa parte del patrimonio inalienabile delle regioni. Lo sfruttamento avviene con il beneplacito formale ed esplicito delle autorità pubbliche. Le regioni hanno ceduto il diritto di gestione delle acque minerali a delle tariffe ridicolmente basse. Il caso della Lombardia, una delle regioni a più alta densità di fonti minerali illustra bene la situazione. Su più di 2000 miliardi di lire che rappresentano il business delle acque minerali in Lombardia per 8 miliardi di litri di acqua estratti di cui solo 2 miliardi e mezzo sono stati imbottigliati e venduti (che fine hanno fatto gli altri 5,5 miliardi di litri estratti?), la regione Lombardia ha visto arrivare nelle sue casse meno di 300 milioni di lire, una miseria rispetto agli incassi delle imprese private. 
Quel che è grave è che più dell’80% delle acque minerali sono imbottigliate in contenitori di plastica (in Pet), il cui costo si aggira sui 1° cent contro i 25 cent per la bottiglia di vetro. I costi dello smaltimento ricadono sulle regioni che spendono di più di quanto incassino dai canoni delle concessioni di sfruttamento delle fonti. 
«Non è difficile capire, ora, perché il business dell’acqua minerale sia così lucroso e le ragioni che hanno spinto il capitale privato a influenzare, tramite la pubblicità e la potenza della grande distribuzione, il comportamento delle popolazioni occidentali a diventare dei grossi consumatori d’acqua minerale», precisa Petrella. «Aneddoto che aggiunge il 'comico' a una situazione inquietante: nel febbraio 2002 un decreto del Ministero della Sanità ingiungeva agli esercizi di vendere al consumatore l’acqua minerale naturale originariamente preconfezionata in confezione integra o aperta soltanto al momento della consumazione. Una tale misura, se fosse entrata in vigore, avrebbe comportato uno sperpero inimmaginabile di bottiglie. Fortunatamente, di fronte alla numerose critiche, il Ministero ha ritirato il decreto alcuni giorni dopo averlo adottato». 
Il business dell’acqua minerale è un business a forte concentrazione industriale e finanziaria. Nestlé (multinazione svizzera) e Danone (francese) sono rispettivamente la numero uno e la numero due delle imprese mondiale d’acqua imbottigliata. Da sole rappresentano più del 30% del mercato mondiale. Nestlé possiede più di 260 marche d’acqua minerale in tutto il mondo, fra cui Vittel, Contrex, Terrier (la più importante del mondo) e le italiane San Pellegrino, Lievissima, Panna. Fanno parte invece della Danone: Ferrarelle, San Benedetto (Guizza)… Il grande business delle minerali in Italia è, dunque, fonte di benefici soprattutto per gli azionisti della Nestlé e della Danone.
«La terza ragione del 'male' risiede nella mercificazione dell’acqua e nella privatizzazione dei servizi d’acqua. Questi hanno trovato nel business delle acque minerali uno strumento potente di stimolo e di 'legittimazione'. Perché non mercificare anche l’acqua potabile, si sono detti gli operatori privati? Che differenza c’è – domandano – tra l’acqua potabile e l’acqua minerale? Se la mercificazione di quest’ultima non solleva nessun problema economico, politico, sociale, etico, perché – si chiedono il consumatore e il finanziere – si deve impedire di vendere e acquistare l’acqua potabile come ogni altra merce? Perché le imprese private non dovrebbero prendersi cura anche dei relativi servizi idrici? Il mondo commerciale dell’acqua minerale sta scombussolando l’intero settore dell’acqua. Attirate dagli alti livelli di profitto e dalla allettanti promesse future del business acqua, potenti imprese come la Coca Cola sono entrate anch’esse nel settore introducendo un nuovo tipo di 'acqua da bere', l’acqua purificata. L’acqua 'purificata' non è altro che acqua d’acquedotto sottoposta ad alcune operazioni di demineralizzazione e di declorizzazione. Piano piano, il legislatore ha autorizzato anche in Italia la vendita in bottiglia dell’acqua di rubinetto. Una grande confusione caratterizza sempre più il 'business dell’acqua' composto da un numero crescente di tipi d’acqua: acqua potabile di rubinetto, 'acqua da tavolaa (si tratta di acque da potabili in bottiglia), acqua potabile in bottiglia in bottiglia 'naturale' con 'aggiunta di anidride carbonica', acqua 'purificata', acqua naturale minerale (acqua minimamente mineralizzata, acqua oligominerale, acqua minerale terapeutica), acqua di sorgente (cioè acqua potabile prelevata alla fonte ma che non può essere clorata. Tutte le acque minerali sono di sorgente ma non tutte le acque di sorgente sono minerali), acqua di sorgente 'naturale', acqua di falda. 
L’espansione del 'mercato dell’acqua' ha condotto a un rimescolamento delle carte a livello delle imprese: le imprese tradizionali d’acqua minerali sono entrate nel settore dell’acqua potabile in bottiglia e, viceversa, le imprese d’acqua potabile cominciano a intervenire nel settore delle acque in bottiglia (minerali comprese). Lo stesso dicasi delle imprese di soft drinks (limonate, cola, bevande gassate…) e del latte (la Parmalat, per esempio, ha messo sul mercato una sua acqua in bottiglia, l’'Aqua Parlamat'. 
«Tutto ciò in una logica commerciale e di profitto. La mercificazione dell’acqua, facilitata dal boom delle acque minerali, rappresenta uno dei mali più gravi e insidiosi», accusa Petrella. Fonte: http://www.disinformazione.it/acqua2.htm