martedì 5 aprile 2016

Chi vi fa arrabbiare vi domina



arrabbiarsi
Chi vi fa arrabbiare vi domina. Ecco perché le persone che vi fanno arrabbiare esercitano il controllo sui vostri sentimenti. Consigli per imparare a non restare feriti emotivamente
Chi vi fa arrabbiare, vi domina”, è difficile da ammettere ma è quasi sempre così: chi vi fa arrabbiare esercita un controllo delle vostre emozioni.
“Perdere la pazienza significa perdere la battaglia”
(Mahatma Gandhi)
La rabbia se da un lato è una delle emozioni più diffuse dall’altra è uno dei campanelli d’allarme che vi dovrebbe far capire che vi stanno dominando. Rifletteteci: chi vi fa arrabbiare è colui che in qualche modo, contro la vostra volontà, genera emozioni tossiche, negative.(Leggete anche: Pensiero pensiero tossico: come evitarlo per vivere liberi).

Rabbia: capire se stessi per affrontare gli altri

Spesso vi arrabbiate poiché concedete all’altra persone di farlo, di dominarvi. Trattenere la rabbia è uno dei gesti meno salutari per il corpo e la psiche, tuttavia è importante riuscire a distinguere le proprie emozioni, riuscire a comprendere da dove provengono in modo da riconoscerle e capire il vostro vero “io”. Si spendono tante energie per comprendere gli altri ma capire se stessi è la vera sfida.
“Ci sono rimasto male”.
“Mi hai profondamente offeso”.
“sono molto arrabbiato per colpa tua”.
Quando vi arrabbiate tendete ad associare tutta quella rabbia semplicemente alla persona che ha in qualche modo “acceso la miccia”. Le emozioni sono soggette ad una sorta di “effetto domino”, se siete nervosi, ansiosi, colmi di negatività, molto probabilmente sarete più soggetti ad exploit di rabbia. Tutto dunque dipende da voi, dalla vostra capacità di affrontare la vita con serenità.

Rabbia: perché ci si sente feriti?

Il problema della rabbia, soprattutto quella legata a questioni emotive, di sentimenti, è che tendete a percepire la vostrapersonalità, identificandola con la considerazione che gli altri hanno di voi (ego). In pratica vi fate condizionare dalle parole degli altri, inconsciamente è come se, nel momento in cui ricevete un’offesa, questa metta in discussione tutto ciò che siete e dunque vi arrabbiate.
Ricordate che le ferite emotive provocate dai momenti di rabbia le state innescando voi in realtà. L’opinione degli altri è solo un’opinione, non rispecchia ciò che siete.

Perché ci arrabbiamo? 

Rabbia vs Controllo

Uno dei problemi della rabbia è l’eccessivo livello di aspettative. Nel momento in cui la realtà si discosta da ciò che avevate previsto si genera un senso di frustrazione. La mancanza di corrispondenza tra quanto previsto e ciò che è accaduto, può generare un profondo senso di rabbia.
Se ad offendervi è uno sconosciuto sicuramente tale offesa non avrà lo stesso peso se fatta da una persona con la quale avete una relazione affettiva. Questo poiché non avete alcuna aspettativa dall’estraneo, mentre se viene messa in discussione la vostra persona da qualcuno al quale volete bene, il discorso cambia, vi sentirete feriti.
Quando si parla di rabbia è inutile piangere sul latte versato o dare la colpa solo ed esclusivamente agli altri. Vi arrabbiate perché voi decidete di arrabbiarvi. Siete voi che cedete a insulti o provocazioni. È una vostra decisione. Certo è anche vero che spesso la strada che porta ad arrabbiarsi è in qualche modo spianata dall’atteggiamento provocatorio di qualcun altro ma arrendersi a questi comportamenti indisponenti non è la soluzione. Dovete essere pienamente consapevoli, responsabili del vostro atteggiamento, del vostro modo di comportarvi.

Rabbia: come non ferirsi

È importante quindi prendere le distanze dal proprio ego e iniziare ad assumersi le responsabilità del proprio essere, delle proprie emozioni. In questo modo riuscirete a non restare emotivamente feriti quando vi arrabbiate. Voi siete molto di più rispetto a ciò che pensano gli altri. È facile collegare il proprio Io con ciò che è percepito dall’esterno ma non è così. Ciò che appare all’esterno infatti non sempre coincide con quanto siete  in realtà. È importante esserne consapevoli. Comprendere che ciò che siete, ciò che volete vi aiuterà a vivere meglio.

Come imparare a non arrabbiarsi

– Abbiate rispetto gli altri e per voi stessi.
– Respirate profondamente, l’ossigeno vi aiuterà a riflettere meglio, ricordate che quando vi arrabbiate vi state facendo dominare dall’altra persona.
– Credete in voi stessi, avere un buon livello di autostima aiuta a difendersi dagli insulti.
– Siate flessibili mentalmente, cercate di capire gli altri punti di vista, senza dimenticare ciò che siete.
– Ricordate che ciò che siete non è legato a ciò che gli altri dicono di voi, voi siete molto molto di più!
Fonte: www.giacinto.org/

Ciò che si nasconde DAVVERO sotto le trivelle (e che quasi nessuno dice)

Milazzo 2L’ing. Angelo Parisi, membro del Comitato Scientifico del CETRI, ci spiega argutamente la vera ragione per cui i petro gasieri hanno voluto la norma che permette l’allungamento della concessione fino ad esaurimento del giacimento. Perchè hanno una “franchigia al di sotto della quale non pagano royalties, e quindi hanno tutto l’interesse ad estrarre a ritmi bassissimi per non sforare la franchigia, e quindi preferiscono sforare i 30 anni della concessione. Questa franchigia generosamente concessa dallo Stato gli permette peraltro di non pagare royalties che sono già vergognosamente basse. Leggere per credere. Il CETRI ringrazia Angelo per il suo infaticabile preciso e costante lavoro di esplorazione e scoperta della verità nel mondo dell’energia.
Ciò che si nasconde DAVVERO sotto le trivelle (e che quasi nessuno dice)
Il governo italiano, con una scelta discutibile, ha fissato al 17 aprile la data del referendum abrogativo sulle piattaforme petrolifere promosso da 9 regioni italiane.
KUWAIT-10010, 1991, final print_milan Ahmadi Oil Fields, Kuwait, 1991. National Geographic, August 1991, The Persian Gulf: After the Storm. Aliens on a fiery plain, Environmentalists Rick Thorpe and Michael Bailey of Earthtrust examine a field where the ground has been encrusted with oil. National Geographic, August 1991
L’oggetto del referendum è la norma introdotta con l’ultima finanziaria che consente alle società concessionarie del diritto di coltivazione dei giacimenti petroliferi a mare entro le 12 miglia marine di poter sfruttare i giacimenti fino al loro esaurimento, anche se entro le 12 miglia resta vietata la concessione di nuove concessioni di ricerca e coltivazione.
Per i fautori del no questa norma è logica in quanto per loro non ha senso “tappare” il foro mentre c’è ancora gas e petrolio da estrarre e inoltre dicono che una vittoria dei si sarebbe pericolosa in quanto bloccherebbe un settore in cui siamo all’avanguardia e si creerebbero migliaia di disoccupati. Insomma nulla di nuovo. Quando si tratta delle fonti fossili, ogni modifica che non piace ai signori del petrolio viene immediatamente bloccato un settore in cui siamo all’avanguardia, produce migliaia di disoccupati, genera piaghe bibliche e catastrofi galattiche…. Il solito ricatto  contro lavoro, ambiente e salute.
havenAltri argomenti citati dai fautori del no riguardano l’aumento delle importazioni dall’estero con il conseguente incremento del numero di petroliere che circolano sui nostri mari e approdano sui nostri porti. In pratica sostengono che gli effetti sull’ambiente provocati dallo stop alle piattaforme entro le 12 miglia marine sarebbero peggiori di quelli che produrrebbero delle piattaforme vecchie di 40 o 50 anni che pompano gas e petrolio dal fondo del mare.
Inoltre i fautori del no ricordano che la vittoria del si al referendum non comporterebbe un divieto alle trivelle e nemmeno alle piattaforme oltre le 12 miglia marine. Per questo accusano i comitati No Triv di truffare gli elettori.
Ma è veramente così?
Assolutamente NO!
Intanto i signori del no devono mettersi d’accordo con loro stessi. Infatti da una parte sostengono che questo referendum è inutile e non produrrà uno stop alle piattaforme e alle trivelle e che quindi presentarlo in questo modo è falso e truffaldino, mentre dall’altra parte dicono che una vittoria dei SI produrrebbe una catastrofe nazionale. Insomma devono spiegare come può essere che un referendum inutile e che non stoppa affatto piattaforme e trivelle, possa bloccare l’intero settore, far scappare tutte le società petrolifere dall’Italia, far perdere miliardi di investimenti, migliaia di posti di lavoro, aumentare le importazioni di petrolio e gas dall’estero e produrre un incremento dei costi della bolletta energetica?Kerkenna1
In pratica è come se dicessero che un moscerino che si posa su un grattacielo ne provoca il crollo.
Inoltre i signori del no sostengono che dalle piattaforme si estrae prevalentemente gas, ma poi dicono che la vittoria del si producendo uno stop immediato alle estrazioni, farebbe si che aumenti il traffico di petroliere. Tutto questo è puro allarmismo verbale. Innanzitutto vorrei ricordare che il gas non arriva con le petroliere, ma con i gasdotti, e (in rarissimi casi) con le navi gasiere  in forma di Gas Naturale Liquido (LNG). Quindi non si vede che ci azzeccano le petroliere. Diciamo che i fautori del no sono un tantino confusi. In secondo luogo in caso di vittoria dei SI gli impianti non verrebbero bloccati immediatamente ma a termine, con l’arrivo a scadenza delle concessioni.
Ma allora perché i signori del no raccontano queste falsità? E cosa si nasconde veramente sotto il loro desiderio di procrastinare le concessioni?
Intanto è bene chiarire subito che il referendum interesserà in modo diretto solo diciassette concessioni da cui si estrae il 2,1 % dei consumi nazionali di gas e  lo 0,8 % dei consumi nazionali di petrolio gas. Bruscolini che anche se dovessero venire a mancare da un giorno all’altro, come sostengono i signori del no, (ma, ripetiamo, NON è così)  non succederebbe nulla di grave e al calo di estrazioni si potrebbe benissimo fare fronte con un minimo di risparmio energetico (quindi incentivando un comportamento virtuoso. Certo se invece vogliamo continuare a sprecare energia prodotta con fonti fossili, allora non basteranno tutti i giacimenti del mondo a coprire il fabbisogno.
milazzoMa, come detto, la vittoria del si non comporterà uno stop immediato delle piattaforme che, purtroppo, continueranno a restare al loro posto fino alla scadenza della concessione e quindi non c’è alcun pericolo per il fabbisogno nazionale e nessuna perdita di posti di lavoro, che sono pochissimi, spesso di tecnici specializzati stranieri, e che scadrebbero al termine del contratto.
Quindi si ritorna alla domanda posta in precedenza: cosa temono i fautori del no?
Temono due cose.
Primo, che passi il messaggio che possiamo fare a meno del petrolio e che possiamo produrci l’energia di cui abbiamo bisogno in altro modo senza continuare a dare soldi ai petrolieri.
Secondo, che passi un altro principio, ben più importante per loro, quello per cui le concessioni scadono.
Infatti ci sono alcune cose che i signori del no ci tengono nascoste tentando di distogliere l’attenzione da esse per puntarla verso la catastrofe prodotta dalla vittoria del si e la perdita di migliaia di posti di lavoro.
Le paroline magiche che non pronunciano mai i signori del no sono due: royalty e franchigia.
Cosa sono le royalty?
Sono delle quote in denaro che le compagnie petrolifere versano ogni anno allo stato, alle regioni e ai comuni per lo sfruttamento delle risorse petrolifere. Infatti in Italia le risorse petrolifere sono un bene indisponibile dello Stato, questo vuol dire che il petrolio e il gas dei giacimenti è di proprietà pubblica: tutti noi siamo proprietari di una quota di petrolio e di gas stoccati nei giacimenti.
Lo stato però non si occupa direttamente di estrarre queste risorse e “concede” dei titoli di sfruttamento di tali risorse a dei soggetti privati, i quali sostengono i costi per la ricerca e per la costruzione delle infrastruture necessarie alla loro estrazione. In cambio pagano ai “proprietari” delle risorse, noi tutti, una quota percentuale del valore di quanto estratto.
Il problema riguarda la percentuale che viene pagata. Tale percentuale, come si può vedere dal sito del Ministero dello Sviluppo Economico, è pari al 7% per l’estrazione di gas e di olio a terra e del 4% per l’estrazione di olio in mare, a cui sommare una quota del 3% da destinare al fondo per la riduzione del prezzo dei prodotti petroliferi se la risorsa è estratta sulla terraferma o per la sicurezza e l’ambiente se estratti in mare. (http://unmig.mise.gov.it/dgsaie/royalties/indicazioni_destinazione.asp)
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Se si pensa che in altri Paesi le royalty difficilmente scendono al di sotto del 30%, si capisce benissimo il grande regalo che noi facciamo ogni anno ai petrolieri.
La seconda parolina magica, come detto, è franchigia.
Che cos’è?
La franchigia è una quota annua di gas e petrolio estratti da ogni giacimento sulla quale non si calcolano royalty.
Sempre dal sito del Ministero dello Sviluppo Economico si evince che le franchigie sono pari a:
  • 20.000 t di petrolio estratto a terra
  • 50.000 t di petrolio estratto in mare
  • 25 Milioni di mc di gas estratto a terra
  • 80 Milioni di mc di gas estratto in mare
Questo significa che se i titolari delle concessioni ogni anno e da ogni giacimento estraggono un quantitativo di gas e di petrolio pari o inferiore alle franchigie non versano nessuna royalty allo stato.
E naturalmente l’interesse dei titolari delle concessioni è quello di pagare meno royalty possibile. Ecco perché dando loro la possibilità di prorogare la durata delle concessioni fino all’esaurimento dei giacimenti, non si fa altro che dir loro: “estraete meno che potete e non versate nemmeno un Euro di royalty, tanto avete tutto il tempo che volete per sfruttare il giacimento”.
A tutto questo, come se non bastasse, bisogna aggiungere il fatto che in pratica a comunicare le quantità di petrolio e gas estratte sono gli stessi concessionari con un’autocertificazione che nessuno controlla.
Non a caso nel 2010 la Cygam Energy, una società petrolifera canadese, in un suo dossier raccomandava di investire in Italia perché “la struttura italiana delle royalty è una delle migliori al mondo”. Tradotto: “Andiamo a trivellare in Italia perché gli italiani sono degli idioti!”
golfo-del-messico-HalliburtonDa quanto detto si capisce come questa norma sia tutta a favore dei titolari delle concessioni e poco della collettività che oltre a incassare poco o nulla dallo sfruttamento di un bene indisponibile dovrà subire tutte le conseguenze derivanti dalle attività di estrazione, incidenti compresi.
Altro che benessere per la collettività.
Ecco cosa si nasconde veramente sotto le trivelle ed ecco il motivo per cui il 17 aprile bisogna andare a votare e votare SI!

“Armageddon antibiotici”: in Ue atteso 1 milione di decessi nel 2025

di  | 26 aprile 2015


“Armageddon antibiotici”: in Ue atteso 1 milione di decessi nel 2025
Scienza
“Armageddon antibiotici”: in Ue atteso 1 milione di decessi nel 2025La Società europea di Microbiologia clinica e malattie infettive a Copenhagen ha lanciato l'allarme: "Occorre correre ai ripari con misure di diagnosi precoce, medicina preventiva e ricerca biomolecolare". Nel 2050 le morti potrebbero arrivare a 10 milioni l'anno, con un costo per l'Ue di circa 1,5 miliardi di euro: "E' il risultato di 40anni di uso inappropriato"
Oltre un milione di decessi potrebbero verificarsi nel 2025 a causa della crescente resistenza agli antibiotici di molti batteri. La Società europea di Microbiologia clinica e malattie infettive (Escmid) a Copenhagen ha lanciato l’allarme in occasione del suo congresso annuale: gli esperti parlano senza mezzi termini di “Armageddon degli antibiotici” nell’Unione Europea se non si correrà al più preso ai ripari con misure di diagnosi precoce, medicina preventiva e ricerca biomolecolare.
Secondo gli infettivologi, nel 2050 la situazione potrebbe peggiorare ancora e i decessi per l’impossibilità di attaccare efficacemente batteri comuni potrebbero arrivare a 10 milioniall’anno. E il costo economico per l’Europa si attesterebbe circa a1,5 miliardi di euro e i Paesi più coinvolti sarebbero Grecia,Spagna e Italia.
 “Sono 40 anni che cerchiamo di denunciare il pericolo di un abuso di antibiotici – afferma all’Adnkronos SaluteGiuseppe Cornaglia, direttore affari istituzionali dell’Escmid– ma si sono continuati ad usare in modoinappropiato: la curva delle resistenze va sempre a salire e quella degli antibiotici scende drammaticamente, per cui il risultato è tragico. L’allarme è reale – sottolinea Cornaglia – diventerà difficilissima la normalechirurgia, il cui progresso è stato legato alla lotta alla sepsi proprio con gli antibiotici, ma se il chirurgo non può controllare un’infezione, anche un’operazione banale diventa problematica. Ma dobbiamo preoccuparci anche delle donne che hanno una cistite ricorrente e sempre meno la dominano con l’antibiotico. O delle laringiti che sono diventate molto più difficili da combattere rispetto a qualche anno fa”.
Secondo l’esperto la situazione è davvero allarmante soprattutto negli ospedali, dove già capita che i medici non sappiano che antibiotico dare perchè i batteri sono sempre più resistenti e le novità farmaceutiche in campo sono rare perché sono già state “aggiustate le vecchie molecole”, ma il giacimento sembra essere esaurito e occorre trovarne un altro. Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/

Tumore: come riconoscere i primi campanelli d’allarme


tumore
Tutti sappiamo quanto, oggi, sia importante la diagnosi precoce per combattere i tumori. Nuove terapie permettono di combattere con successo molti tipidi neoplasia, purché diagnosticate il più presto possibile.
Per questo, gli oncologi raccomandano sia di evitare i rischi, come il fumo, l’abuso di alcol e una vita poco salutare, che di prestare molta attenzione ai segnali che, in molti casi, l’organismo attaccato da un agente tumorale ci invia
Alcuni tipi di tumore sono, infatti, presto riconoscibili. L’auto-palpazione del seno, ad esempio, è la miglior forma di prevenzione del carcinoma mammario perché permette di scoprire anche piccoli noduli che, esaminati per tempo, possono essere asportati evitando conseguenze gravi.
Riconoscere i tumori, vista la grande varietà, non è però facile e, in qualche caso, nemmeno possibile. Tutto dipende dal posizionamento del tumore e dalla sua aggressività. Il tumore del pancreas, ad esempio, non produce alcun sintomo fin quando non è esteso tanto da colpire i nervi e produrre dolore.
Un tumore cerebrale, al contrario, produrrà quasi sempre sintomi evidenti fin dal suo esordio. Tuttavia, molti altre forme di cancro hanno un andamento che influisce sul metabolismo delle persone ed è molto importante prestare attenzione a sintomi, come la persistente stanchezza, la perdita di interesse per ogni attività o la perdita di peso.
A volte, le cellule tumorali rilasciano sostanze nel sangue che causano segni che di solito non sono collegati al cancro. Ad esempio, alcuni tipi di cancro del pancreas possono rilasciare sostanze che causano la formazione di coaguli di sangue nelle vene delle gambe. Alcuni tipi di cancro ai polmoni producono sostanze simili agli ormoni che aumentano i livelli di calcio nel sangue.
Molto spesso, questi sintomi vengono sottovalutati e non collegati a possibili neoplasie anche perché è vero che, nella maggior parte dei casi, queste sintomatologie non sono associate al cancro [1].

15 segnali che le donne non devono ignorare

seno
Il corpo femminile è sempre in evoluzione. A volte, cambiamenti che sembrano normali possono, in realtà, essere segnali di un rischio tumorale. Per questo gli oncologi consigliano sempre di prestare attenzione al proprio corpo, in modo da individuare subito gli eventuali cambiamenti.
I segnali a cui bisogna prestare molta attenzione sono:
  1. Cambiamenti del seno:la maggior parte dei noduli al seno non significano cancro, ma è sempre buona cosa farli controllare da un medico. Fate controllare il vostro seno anche in caso notiate fossette nella pelle, capezzoli che girano verso l’interno o con secrezioni o rossore.
  2. Gonfiore: se notate delle zone edematose nelle quali il gonfiore resiste per oltre 2 settimane, fate un controllo medico.
  3. Sanguinamenti tra i periodi mestruali: un sanguinamento al di fuori del ciclo mensile normale può avere molte cause, ma un controllo servirà ad escludere un tumore dell’endometrio. Il sanguinamento dopo la menopausa non è mai normale e deve essere controllato subito.
  4. Modifiche della pelle: un cambiamento nella dimensione, forma o colore di un neo è un segno comune di cancro della pelle. È bene consultare il medico per un esame approfondito e forse una biopsia. Non aspettate, la diagnosi precoce è fondamentale per questo tipo di tumore.
  5. Sanguinamenti anali o urinari: sanguinamenti anali sono spesso soltanto un segnale della presenza di emorroidi, ma possono anche essere un sintomo di cancro al colon. La presenza di sangue nelle urine è di solito il primo segno di cancro della vescica o dei reni e, anche in questo caso, il ricorso al medico deve essere immediato.
  6. Modifiche dei linfonodi: i linfonodi sono le piccole ghiandole a forma di fagiolo presenti in tutti i distretti corporei. La maggior parte dei cambiamenti delle dimensioni sono dovute a comuni infezioni, ma alcuni tipi di cancro, tra cui la leucemia e il linfoma, possono essere annunciati da un ingrossamento dei linfonodi ed è bene, quindi, non sottovalutarli mai.
  7. Difficoltà a deglutire: occasionali difficoltà nella deglutizione non sono nulla di cui preoccuparsi. Ma quando accade spesso, specialmente se accompagnate da vomito o perdita di peso, il medico potrebbe voler verificare la presenza di tumori allo stomaco o alla gola.
  8. Perdita di peso: la perdita di peso inspiegabile  è spesso causata dallo stress o da problemi alla tiroide, ma potrebbe anche essere un segno di cancro al pancreas, allo stomaco o ai polmoni.
  9. Bruciore di stomaco: quasi sempre è associato allo stress, al fumo, al consumo di alcol o a una dieta sbagliata. Se il bruciore persiste, meglio consultare un medico per escludere problemi allo stomaco o alla gola.
  10. Attenzione alla bocca: soprattutto se siete fumatori e se avete trascurato la salute dei denti, fate attenzione ad eventuali piccole lesioni presenti in bocca, se diventano persistenti. Potrebbero essere associate a irritazioni e dolore ed essere sintomo di tumori del cavo orale. Il fumo non provoca solo cancro polmonare.
  11. Febbre: una febbre che persistente potrebbe significare leucemia o un altro tipo di neoplasia del sangue. 
  12. Fatica: molte donne sono stanche perché conducono una vita frenetica. Ma la stanchezza estrema che non passa nemmeno dopo il riposo non deve essere considerata normale e deve essere un sintomo da non sottovalutare.
  13. Tosse: la maggior parte delle infezioni che provocano la tosse guariscono spontaneamente in 3 o 4 settimane. Non ignorate quelle che durano più a lungo, soprattutto se siete fumatori. Se si tossisce sangue, rivolgersi immediatamente a un medico. La tosse è il sintomo più comune di cancro al polmone.
  14. Dolore: il dolore è un sintomo raro per i tumori. Un dolore persistente e privo di altre cause può essere sintomo di tumore delle ossa.
  15. Dolori addominali e depressione: è raro, ma il “mal di pancia”, soprattutto se associato a depressione, può essere un segno di cancro al pancreas. Un controllo è necessario in caso di familiarità [2].
Anche gli uomini devono prestare attenzione ai segnali che potrebbero indicare il rischio di un tumore.
Molti di questi 15 indicatori sono comuni ed è bene tenerlo sempre presente perché, per impegni quotidiani e mentalità, gli uomini tendono ancor più delle donne a trascurarsi. Ecco quelli diversi e caratteristici per i maschi perché dovuti alla specificità di genere:
  • Problemi urinari: invecchiando molti uomini tendono ad avere bisogno di urinare più spesso, soprattutto di notte. Non trascurate questo segnale, a maggior ragione se il bisogno di urinare diventa improvviso e incontenibile. Potrebbe trattarsi di tumore alla prostata, tra i più diffusi negli uomini o di tumore alla vescica. Attenzione soprattutto al primo, più subdolo perché a lenta progressione ma, proprio per questo, più curabile se scoperto per tempo. Il tumore alla vescica, al contrario, è molto più aggressivo ed è caratterizzato da una progressione veloce e fortemente metastatica.
  • Testicoli: non sottovalutate alcun tipo di variazione che dovesse interessare i testicoli, come tumefazioni, presenza di noduli o cambiamenti nella forma e nelle dimensioni [3].

Tumore al cervello: i sintomi

cervello
I sintomi di un tumore al cervello possono essere generali o specifici. Un sintomo generale è causato dalla pressione del tumore verso il cervello o il midollo spinale. I sintomi specifici compaiono in una parte specifica del cervello, dove il tumore è posizionato. Questa parte perde, parzialmente o totalmente, la funzionalità.
I sintomi generali comprendono:
  • Mal di testa, anche molto forti, soprattutto di mattina presto e tendenti a peggiorare durante le attività quotidiane.
  • Convulsioni. Sono improvvisi movimenti involontari dei muscoli di diversa entità e gravità. 
  • Perdita di controllo delle funzioni corporee
  • Sintomi sensoriali, che includono cambiamenti delle funzionalità di  vista, olfatto, udito. Si presentano quando il paziente mantiene lo stato di coscienza.
  • Nausea o vomito
  • Stanchezza inspiegabile
I sintomi specifici, invece, sono:
  • Pressione o mal di testa nella zona interessata dalla lesione.
  • Perdita di equilibrio e difficoltà con le abilità motorie sono collegate ad un tumore nel cervelletto.
  • Perdita della capacità di giudizio, tra cui la perdita di iniziativa, torpore e debolezza muscolare o paralisi, sono associate a un tumore nel lobo frontale del cervello.
  • La perdita parziale o completa della vista è causata da un tumore nel lobo occipitale o nel lobo temporale del cervello.
  • Le difficoltà di parola, di udito, i problemi con la memoria o gli stati emotivi, come l’aggressività, sono dovute a un tumore posizionato nel lobo frontale e temporale del cervello.
  • Un’alterata percezione del tocco o della pressione, debolezza degli arti di un lato del corpo o la confusione tra destra e sinistra sono legate a un tumore nei lobi frontale o parietale.
  • L’incapacità di guardare verso l’alto può essere causata da un tumore della ghiandola pineale.
  • Difficoltà di deglutizione, debolezza facciale, intorpidimento o diplopia –visione doppia- sono sintomi di un tumore nel tronco cerebrale.
Purtroppo, spesso, la gestione dei sintomi con cure palliative è l’unica opzione terapeutica disponibile in caso di tumore cerebrale [4].

Tumore al colon: i sintomi

Il tumore al colon ha un esordio subdolo perché asintomatico. La diagnosi precoce è fondamentale per individuarlo prima che raggiunga dimensioni tali da renderlo pericoloso. Per questo, alcune Regioni, tra cui la Lombardia, prevedono screening di massa per tutti coloro che raggiungono i 50 anni, che iniziano con un semplice e gratuito esame delle feci. In caso di sospetto, il paziente viene poi invitato a sottoporsi a colonscopia.
I sintomi principali riguardano eventuali cambiamenti della fisiologia intestinale, tra cui episodi ripetuti di diarrea o il sopravvenire di stitichezza prolungata. Devono far insospettire anche piccoli ma visibili cambiamenti della consistenza e del colore delle feci.
La presenza di sanguinamento rettale o di sangue nelle feci, non devono allarmare ma devono indurre il paziente a un immediato controllo medico. A questo proposito, è bene sapere che si parla di ematochezia quando il sangue è rosso e ben distinguibile, melena quando il sangue è scuro e le feci assumono un colorito nerastro o molto scuro.
Altri sintomi, meno specifici sono i dolori addominali persistenti o improvvisi, come crampi, debolezza o affaticamento e perdita di peso inspiegabile [5].

Tumore ai polmoni: i sintomi

polmoni
Il tumore ai polmoni è una delle principali cause di morte in tutto il mondo, anche perché strettamente correlato al vizio del fumo. E’ uno dei più subdoli e, molto spesso, decorre asintomatico fintanto che la sua diffusione non lo rende incurabile.
Tuttavia, in alcuni casi, si presentano sintomi precoci che non devono essere mai sottovalutati perché, se presi per tempo, rendono il tumore curabile o, perlomeno, migliorano le aspettative di vita di chi ne è affetto. I sintomi specifici per il sospetto di neoplasia polmonare sono:
  • Raucedine e tosse persistente in assenza di problemi bronchiali.
  • Dolori toracici che si fanno più intensi in caso di sforzi respiratori, come il ridere.
  • Espettorato catarroso con presenza di sangue (color ruggine).
  • Estrema facilità alle infezioni bronchiali e/o polmonari con frequenti ricadute.
Il tumore ai polmoni metastatizza con facilità, i sintomi possono quindi interessare anche gli oragani interessati dalla progressione tumorale.
In alcuni casi, il tumore ai polmoni può causare sintomi specifici e particolari, dovuti al posizionamento o alla particolare tipologia dela neoplasia. Ad esempio:
  • Sindrome di Hornet:  se il tumore interessa la parte superiore dei polmoni (il cosidetto tumore di Pancoast) può danneggiare un nervo che passa dalla parte superiore del torace per raggiungere il collo. Ciò può causare forti dolenzie alla spalla e arrivare a influenzare i nervi oculari e del volto, provocando una sintomatologia mista, chiamata sindrome di Hornet.
  • Sindrome della vena cava superiore (SVC): la vena cava superiore è una grossa vena che trasporta il sangue dalla testa e dalle braccia al cuore. Passa accanto alla parte superiore del polmone destro, vicino ai linfonodi. Tumori in questo settore possono fare pressione sulla SVC, causando un reflusso di sangue nelle vene. Ciò può portare edema facciale, al collo, alle braccia e alla parte superiore del petto. Può anche causare mal di testa e vertigini. La sindrome può svilupparsi gradualmente nel tempo ma, in alcuni casi,  può diventare pericolosa per la vita, e deve essere trattata precocemente.
  • Sindromi paraneoplastiche: alcuni tipi di tumori polmonari possono produrre sostanze simil ormonali che agiscono sugli organi di riferimento, pur in assenza di metastasi, dando luogo a sindromi paraneoplastiche come la SIADH, Sindrome da Inappropriata Secrezione di Ormone Antidiuretico. Si verifica quando il tumore produce una sostanza che simula l’ormone ADH, ormone antidiuretico, che inibisce la funzione diuretica renale. Un’altra sindrome paraneoplastica piuttosto importante è la sindrome di Cushing, nella quale le cellule tumorali del polmone possono produrre ACTH, un ormone che provoca la secrezione di cortisolo da parte delle ghiandole surrenali. Questo può portare a patologie come obesità, ecchimosi, debolezza, sonnolenza e ritenzione di liquidi. La sindrome di Cushing può anche causare alta pressione sanguigna e favorire il diabete [6].

Tumore al seno: i sintomi

Il segnale più temuto di un possibile carcinoma mammario è la presenza di un nodulo in una parte del seno.
A volte apprezzabile alla palpazione, altre volte individuabile solo da una mammografia, il nodulo è persistente, non cambia dimensione o consistenza con il ciclo mestruale ed è fisso, vale a dire non può essere spostato. Ha una consistenza dura e, alla palpazione, si percepisce immediatamente come diverso ed estraneo al resto del tessuto mammario.
In caso di presenza di uno o più noduli mammari, l’esame va esteso all’ascella, dove ci sono i linfonodi. Un linfonodo ingrossato, di dimensioni tali da essere apprezzabile al tatto, anche se di consistenza diversa da quella del nodulo mammario, potrebbe indicare che il tumore è in fase di progressione verso i tessuti esterni al luogo di origine.
Un tumore al seno può avere anche altri segnali rivelatori.
Tra i più comuni vi è la cosidetta pelle a buccia d’arancia, un raggrinzimento della pelle nella zona della lesione tumorale e sintomi simili a quelli visibili in caso di infezione infiammatoria: edema, arrossamenti, sensazione di calore.
In ultimo, per particolari tipi di tumori, possono esserci secrezioni spontanee, anche emorragiche, dai capezzoli, è il caso della malattia di Paget, dovuta ad un particolare tipo di tumore, molto aggressivo. Se il tumore al seno non è stato diagnosticato in fase iniziale, può rapidamente diffondersi nell’organismo, in questo caso ai sintomi specifici si aggiungerà la sintomatologia tipica delle patologie di interesse oncologico come il dolore alle ossa, la perdita di peso, la stanchezza persistente, i versamenti pleurici, la febbre, la tosse, il mal di testa e la diplopia [7].

Tumore alla prostata: i sintomi

Anche il tumore alla prostata è di quelli particolarmente subdoli, perché di solito origina nella parte esterna della prostata e non da segnali fintanto che non è cresciuto abbastanza da premere sull’uretra, il canale attraverso il quale viene espulsa l’urina. La prostata, inoltre, tende a ingrossarsi con l’avanzare dell’età, una condizione patologica classificata in medicina come ipertrofia prostatica benigna, che si esprime con sintomi simili a quelli del tumore.
I sintomi di queste due patologie, pur molto diverse tra loro, sono simili perché entrambe hanno lo stesso effetto: la compressione dell’uretra.
Come conseguenza, chi ne è affetto sentirà lo stimolo della minzione più spesso del normale e avrà la sensazione di non essere riuscito a svuotare del tutto la vescica e, più raramente, sentirà dolore durante la minzione o noterà la presenza di sangue nelle urine (ematuria).
Mentre questi sintomi sono molto spesso associati a una condizione non cancerosa, come l’ipertrofia benigna, un sintomo più specifico di una possibile presenza di lesione tumorale è il dolore. Un dolore diffuso nell’area pelvica potrebbe essere sintomo di un tumore esteso e in fase di progressione.
Per eliminare ogni sospetto, se avete superato la cinquantina e accusate alcuni dei sintomi descritti, un esame rettale unito a un test per ricerca dell’antigene specifico PSA, che si ottiene mediante un normale esame del sangue, potranno togliere ogni preoccupazione [8].

Tumore della cervice uterina: i sintomi

utero
Il tumore del collo dell’utero, o tumore cervicale, ha una sintomatologia molto facilmente riconoscibile: il sanguinamento vaginale al di fuori del ciclo mestruale.
Naturalmente, come in molti altri casi, questo sintomo appartiene alla categoria della sintomatologia generale ed avere dei sanguinamenti tra un ciclo e quello successivo, o in menopausa oppure dopo un rapporto sessuale, molto spesso non è segno della presenza di un tumore ma di altre e più benevole patologie.
Tuttavia, anche in questo caso, meglio non prendere sottogamba il segnale ed effettuare gli appositi controlli. Un pap test e una visita ginecologica potrebbero essere sufficienti a escludere il rischio e indirizzare favorevolmente la diagnosi [9].
Fonti
[2] 15 Cancer Symptoms Women Shouldn’t Ignore http://www.webmd.com/cancer/features/15-cancer-symptoms-women-ignore