lunedì 1 agosto 2016

Il Club della cupola europea del Business

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DI SERGIO DI CORI MODIGLIANI
Libero pensiero

IL CLUB DELLA CUPOLA EUROPEA DEL BUSINESS

Parliamo di cose serie e cominciamo a fare i nomi. Veri.
Quali sono le personalità più influenti nel mondo politico-economico, in Italia?
Berlusconi? Letta? Alfano? Cicchitto? D’Alema? Casini? Monti?……
Nessuno di questi.
Sono tutti intercambiabili.
Sono tutte persone di seconda fila il cui compito consiste nell’imbonire gli italiani, ciascuno secondo le proprie competenze, per far loro credere di vivere sotto una democrazia e quindi eseguire gli ordini dei loro veri padroni.

Chi decide in Europa?

Merkel? Van Rompuy? Olli Rehn? Barroso? Draghi?
Nessuno di questi … Sono tutti intercambiabili costoro.
Sono tutte persone di seconda fila il cui compito consiste ecc., ecc.

Se io vi dicessi che, oggi come oggi, la persona più importante, più influente, e decisiva, nel campo delle tematiche sociali in Italia -tanto per fare un esempio- è un certo Carlo Bozotti, il 99,99% dei lettori si metterebbe a dire sostenendo “ma chi lo conosce a questo?”.

Infatti. Qui sta il punto.
Chi decide in Europa è un pugno di uomini, ben allenati, amici tra di loro di lunga data.
Sono una cinquantina. Costoro, sono la vera cupola che sovrintende ai destini degli europei.
Loro decidono chi governa e chi non lo fa. Loro stabiliscono se l’Italia avrà le larghe intese, se la Germania avrà la grossekoalition e se è il caso che il Belgio abbia o non abbia un governo.
Loro decidono quali Leggi far passare in Italia e nel resto d’Europa.
Loro decidono quanti disoccupati ci devono essere o non essere e se le imprese italiane devono o non devono essere pagate.
Sono tutti membri del più potente club del pianeta Terra. In confronto, il Bilderberg è folclore per nuovi ricchi a caccia di status sociale da esibire.

Ecco, qui di seguito, tutti i nomi suddivisi per nazionalità e ordine alfabetico.
http://ert.eu/members

Il Club è nato nel 1982 e fortemente voluto, allora, da Ronald Reagan che ne affidò l’iniziale cura a Licio Gelli; costituisce lo zoccolo duro delle persone che prendono ogni decisione in Europa.
Complessivamente è stato calcolato che hanno a disposizione un budget intorno a 1,28 miliardi di euro, utili per pagare (e soprattutto coloro) che si dimostra necessario mettere nella lista della spesa per far varare leggi, dispositivi, spostare capitali, lanciare leader politici, ecc.
Il club si chiama ERT EUROPE.
Tranquilli! ecco il link: http://ert.eu/

E’ ufficiale. Non sono più clandestini. Lo erano fino a pochi mesi fa.

Ormai, convinti di aver vinto, si sono aperti il loro bravo sito dove si presentano per ciò che essi sono, suddivisi per segmenti, settori di competenze, segmenti di mercato.
I fondatori, circa 30 anni fa, sono le persone che vedete nella fotografia in bacheca. Loro sono davvero orgogliosi (e lo comprendo) delle loro origini. Le persone che vedete nella immagine sono:
Karl Beurle (Thyssen), Carlo De Benedetti (Olivetti), Curt Nicolin (ASEA), Harry Gray (United Technologies), John Harvey – Jones (ICI), Wolfgang Seelig (Siemens), Umberto Agnelli (Fiat), Peter Baxendell (Shell), Olivier Lecerf (Lafarge Coppée), José Bidegain (Cie de St Gobain), Wisse Dekker (Philips) Antoine Riboud (BSN), Bernard Hanon (Renault), François-Xavier Ortoli (EC), Pehr G. Gyllenhammar (Volvo), Etienne Davignon (EC), Louis von Planta (Ciba-Geigy), Helmut Maucher (Nestlé).

Questo era il nucleo storico. Alcune di queste persone non esistono più, decedute, come Umberto Agnelli, Harry Gray e altri ancora. Alcune aziende sono state incorporate da altre e quindi i rappresentanti sono cambiati. Ma il progetto, la strategia e la finalità del 1982 rimane la stessa: gestire l’Europa Occidentale come piace a loro.
Controllano il 75% della produzione mediatica europea. Mediaset la controllano attraverso gli incroci azionari trasversali e Berlusconi non lo hanno mai voluto dentro perchè lo considerano inattendibile e inaffidabile, troppo individualista per i loro gusti, gli danno ordini dall’esterno. Controllano le borse, i mercati, gli investimenti industriali. Stabiliscono le assunzioni nelle corporation, nelle aziende statali strategiche, le commesse militari, chi deve andare su, chi deve andare giù, chi deve andare a dirigere i canali televisivi, i giornali, le banche.
Le persone di questa lista, tutte insieme, hanno 1.500 uffici (perfettamente legali) a Bruxelles nei quali si dedicano e si occupano di lobby gestendo i rapporti con le apposite e specifiche commissioni europee.
Parlare quindi di Berlusconi o di Letta è inutile; sono persone che non contano nulla.

Questi sono quelli che decidono.
La loro attività è stata spulciata, monitorizzata e analizzata nell’ultimo anno da un migliaio circa di folli internauti (tra cui il sottoscritto) disseminati in Europa e California e dalla prossima settimana, partendo dalla Francia, inizia il processo di presentazione pubblica della cupola. Un gruppo di giornalisti investigativi anglo-americani, in accordo con un gruppo di intellettuali francesi e austriaci, hanno prodotto un documentario nel quale raccontano le gesta dei 15.650 impiegati a pieno regime che lavorano a Bruxelles per questa organizzazione al fine di fare business. Puro business. Loro sono i monarchi, noi siamo i loro sudditi. Per queste persone noi non esistiamo come esseri umani, siamo -come ha ben sintetizzato il grande sociologo Zygmunt Bauman- un danno collaterale.
Il loro obiettivo strategico, in questa fase attuale, consiste nel distruggere ogni tentativo di costruire modelli di cittadinanza attiva e di opposizione ai partiti che loro controllano e finanziano in Europa. Dalla prossima settimana, inizia la diffusione in diverse città di Europa del documentario intitolato “The Brussels Business” e diretto da Friedrich Moser e Mathieu Lieuthert che verrà proiettato in diverse città europee e poi diffuso anche in rete. Successivamente, comunicherò dove e quando è possibile vederlo a Roma, Milano, Palermo, Bologna.
E’ intorno a questo club che si gioca la partita d’Europa; è fondamentale, quindi, conoscerne la genesi, la modalità di comportamento, la strategia di impiego. In tal modo sarà utile poter cominciare a parlare delle questioni vere sapendo chi sono gli interlocutori veri, di cui in televisione e sul cartaceo non sentirete mai neppure una parola al riguardo.

Sono suddivisi in settori:
– Competition Policy
– Chairman: Jacob Wallenberg Convenor: Wolfgang Kopf Contact: Roeland Van der Stappen
– Competitiveness
– Chairman: Peter Löscher Convenor: Contact: Roeland Van der Stappen
– Energy & Climate Change
– Chairman: Bruno Lafont Convenor: Vincent Mages Contact: Kimberley Lansford
– Raw Materials
– Chairman: Convenor: Gunnar S. Jungk Contact: Roeland Van der Stappen
– Societal Changes
– Chairman: Carlo Bozotti Convenor: Tjerk Hooghiemstra Contact: Kimberley Lansford
– Trade and Market Access
– Chairman: Nils S. Andersen Convenor: Anders Würtzen Contact: Roeland Van der Stappen
– CFO Task Force (n.d.r: per CFO si intende tutta la normativa europea che riguarda finanza pubblica, suo impiego, sua tassazione, sua normativa)
– Chairman: Peter R. Voser Convenor: Simon Henry Contact: Roeland Van der Stappen

Il nostro bravo Bozotti che dirige e coordina tutti gli aspetti legati alle politiche sociali in Europa è uno dei più importanti imprenditori italiani, leader nella produzione dei semi-conduttori, che ha il compito di assumere il controllo di tutta la produzione elettronica imbavagliando la rete. L’importanza del suo nome e della sua posizione è venuta fuori grazie al pragmatismo anglo-sassone. Un blogger, infatti, che si occupa di finanza, è rimasto colpito dal fatto che per ben tre volte il nostro concittadino entrasse dentro importanti aziende, le facesse fallire, e quando erano decotte poi venisse saldato con parcelle principesche. In una pubblicazione on line di cui avete qui il link http://www.electronicsweekly.com/ si chiedeva come mai ciò avvenisse, e poi si è dato da fare e ha costruito per noi la biografia di questo imprenditore, gentilmente condivisa con il popolo della rete http://www.leadersmag.com

Qui di seguito c’è la biografia del nostro sconosciuto imprenditore: Carlo Bozotti has held his current position since March 2005. He is the sole member of the Management Board and chairs the company’s Corporate Executive Committee and Corporate Strategic Committee. Bozotti also serves as Vice-Chairman of the Board of Directors at ST-Ericsson SA. He joined SGS-ATES (later renamed SGS Microelettronica), a predecessor company to STMicroelectronics, in 1977. Ten years later, SGS Microelettronica of Italy merged with Thomson Semiconducteurs of France and is today STMicroelectronics, which is among the leading semiconductor companies worldwide, Bozotti became General Manager of the Telecom Product Division and, subsequently, he was promoted to Director of Corporate Strategic Marketing and Key Accounts, and later, to Corporate Vice President, Marketing and Sales, Americas. In 1994, Bozotti was appointed Corporate Vice President for Europe and the Headquarters Regions. From 1998 to 2005, he served as Corporate Vice President and General Manager of the Memory Products Group. In 2011, Bozotti began a second (nonconsecutive) term as the President of the European Semiconductor Industry Association (ESIA).

He graduated with a degree in Electronic Engineering from the University of Pavia, Italy.
Queste sono le persone che “stanno facendo oggi l’Europa e hanno fatto l’Europa così come oggi essa è”.
E’ compito di ogni europeo pensante, di ogni professionista della comunicazione, di ogni intellettuale, di ogni libero cittadino, diffondere i nomi e ogni mansione e caratteristica pertinente di questi personaggi. Sapere chi sono e che cosa fanno e come lo fanno è fondamentale per aumentare le possibilità statistiche di poter vincere la battaglia europea per fermare questo massacro e avviare un processo di rifondazione dell’Europa dei Diritti Civili, della Cultura, della Civiltà.
Se non sappiamo neppure chi sono come possiamo minimamente pensare di essere in grado di poterli contrastare?

Sergio Di Cori Modigliani
Fonte: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/
Link: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/2013/11/seconda-parte-il-club-della-cupola.html

venerdì 29 luglio 2016

L'ITALIA E' SOTTO RADIAZIONI NUCLEARI!

ITALIA SOTTO RADIAZIONI NUCLEARI

  


di Gianni Lannes
Garigliano: centrale nucleare
Le incognite atomiche incombono sugli ignari abitanti del Belpaese. A 50 chilometri dalla centrale nucleare di Fukushima, dopo il disastroso “incidente”, il 27 marzo 2011 la dose giornaliera rilevata dalle autorità nipponiche era di 3,6 millisievert (mSV). Oggi in Italia, ufficialmente, la dose media annua dovuta all’esposizione alla radioattività è di 2,4 millisievert (mSv). Giusto per un raffronto: la dose massima rilevata all’esterno della centrale di Three Mile Island, dopo l’incidente del 28 marzo 1979 era di 1 millisievert (mSv). C’è un rischio cancro nello Stivale?

Qual è il limite di sicurezza assoluta? Attenzione, le normative di cosiddetta “protezione” non sono tarate sulla soglia biologica, bensì su quella economica: 20 millisievert all’anno per i lavoratori ed 1 millisievert per la popolazione. Gianni Mattioli, docente di Fisica alla Sapienza non ha dubbi: 

«Il danno sanitario da radiazioni è un danno senza soglia. Dosi anche infinitesimali di radioattività innescano processi di mutagenesi e patologie tumorali tant’è che la definizione di dose massima ammissibile fornita dalla Commissione internazionale per la radioprotezione, invece di essere “quella particolare dose al di sotto della quale non esiste rischio”, è invece quella dose cui sono associati effetti somatici, tumori e leucemie, che si considerano accettabili a fronte dei benefici economici associati a tali attività o radiazioni».

In Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Veneto, e in determinate zone di Sardegna e Sicilia la concentrazione radioattiva tocca, e a volte supera i 50 mila Becquerel al metro quadrato. E il radon non c’entra, questo piuttosto è un inquinamento di origine bellica, come ben sanno gli esperti nazionali ed internazionali. Qualcuno avrà pure sentito parlare di una base United States of America (Sesta Flotta) - insediata senza una ratifica parlamentare, operativa dal 1972 al 2008 con relativi incidenti come quello del sommergibile a propulsione ed armamento nucleare Hartford nel 2003 - all’isola di Santo Stefano. Nell’Arcipelago della Maddalena a parte i numerosi casi di cancro, purtroppo si annoverano anche gravi malformazioni nei nascituri. Oppure, delle leucemie fulminanti che aggrediscono e uccidono dal 1987 prevalentemente i bambini nei paesi agricoli di Lentini e Carlentini, dove precipitarono in periodi differenti, ben due aerei militari di Washington con carichi segreti.


 Santo Stefano alla Maddalena: nave balia per sommergibili nucleari sesta flotta Usa fino al 2008 (tutti i diritti riservati)

Il popolo italiano con due referendum ha rinunciato all’energia nucleare. Le cinque centrali atomiche (4 civili e 1 militare) sono state disattivate ma non ancora bonificate dalla Sogin (incaricata nel 1999). E così i depositi, le officine e i centri di ricerca. In Italia, tuttavia, si continuano a produrre rifiuti radioattivi di origine industriale e sanitaria che prendono in prevalenza strade occulte (suolo, sottosuolo, mare, laghi, cantine, capannoni di cartongesso. Una precisazione: al Cisam (ex Camen, poi Cresam), una base militare in quel di San Piero a Grado in Toscana, anche se il reattore è stato spento (e non rientra più nella contabilità atomica nazionale, grazie ad un provvidenziale decreto di Berlusoni), in passato l'area è stata trasformata dal ministero della Difesa in una discarica militare, anche se figura un centro di ricerca.

Come risulta dai documenti ufficiali reperiti presso l’Unione europea a Strasburgo, lo Stato tricolore, come alcuni altri Stati occidentali, ha inabissato a partire dal 1967, scorie nucleari di terza categoria (le più pericolose) con l’ausilio della Marina Militare. I mari dello Stivale, inoltre, negli ultimi 40 anni, sono stati trasformati in un immenso cimitero chimico e nucleare. Prima di tutto gli affari. Dopo sempre e solo il profitto economico. Nel Mediterraneo sono state deliberatamente affondate - grazie alle multinazionali del crimine e alle molteplici coperture dei servizi segreti - centinaia di navi a perdere e migliaia di container imbottiti di sostanze tossiche, cancerogene, e mutagene; e perfino qualche sottomarino nucleare è colato picco compreso di armamenti atomici. Non hanno risparmiato il Mar Jonio.

La biologa marina Rachel Carson nel saggio IL MARE INTORNO A NOI ha così argomentato: 

«La concentrazione e la distribuzione di radioisotopi ad opera degli organismi marini può forse avere un’importanza ancora maggiore dal punto di vista del rischio umano … gli elementi radioattivi depositati nel mare non sono più recuperabili. Gli errori che vengono compiuti ora sono compiuti per sempre».

Numerosi epidemiologi sono convinti che anche concentrazioni modeste di radiazioni possano essere responsabili di leucemie e tumori. Alcuni studi hanno documentato un eccesso di leucemie nei bambini che vivono nei dintorni delle centrali nucleari in Europa. Il più noto è lo studio Kikk (Kinderkrebs in der Umgebung von Kernkraftwerken (Tumori infantili in prossimità di centrali nucleari), commissionato dal governo tedesco all’università di Mainz. La ricerca mostra un incremento del 2,2 per cento delle leucemie infantili e dell’1,6 per cento dei tumori solidi - quasi il dopo del previsto - in chi vive entro 5 chilometri dalle 16 centrali nucleari germaniche.

Il cesio 137 ha un tempo di dimezzamento intorno ai 30 anni. Ben prima: altro che effetto Chernobyl. Un’indagine dell’Enea datata 1980 rilevò una contaminazione radioattiva non solo nella zona in prossimità della centrale del Garigliano (in riva al Tirreno, ai confini di Campania e Lazio), ma anche in una vasta porzione di mare. Fu scoperto che il cobalto 60 e il cesio 137, rispetto agli anni ’70 avevano raddoppiato i valori. Artificialmente, decisamente prima dell’incidente di Chernobyl del 26 aprile 1986. Le autorità, tuttavia, si sono girate dall’altra parte. E hanno sigillato gli occhi istituzionali, anche quando fu verificato che dal 1972 fino al 1978 l’incidenza di tumori e leucemie nell’area del Garigliano - che comprende il Basso Lazio come le province di Frosinone e Latina e 1700 chilometri quadrati di costa balneabile risalendo dal Volturno al Circeo - era del “44 per cento contro una media nazionale del 7 per cento”. Nei comuni di Formia, Minturno, Sessa Aurunca, San Cosma e Damiano, Roccamonfina e Castelforte ci furono novanta casi di neonati malformati tra il 1971 e il 1980. Solo nel 1984 l’Usl Latina 6 di Formia ne registrava il 19,57 per cento. Agli ospedali di Minturno e Gaeta furono numerosi quelli di encefalici, e si verificò anche un caso di ciclopismo. 

A tutt’oggi non è mai stata realizzata un’indagine epidemiologica. Chissà perché.
Inquinamento irreversibile. In due relazioni ufficiali dell’Enea (“Influenza dei fattori geomorfologici sulla distribuzione dei radionuclidi. Un esempio: dal M. Circeo al Volturno” nonché in “Studio preliminare dei sedimenti sulla piattaforma costiera della zona della foce del Garigliano”) risulta che: «le attività del Cesio 137, nei primi due centimetri dei fondali antistanti il golfo di Gaeta, nelle aree di maggiore concentrazione, corrispondono a 7 millicurie/kmq (259 Mbq/kmq)». In particolare nella relazione di Brondi, Ferretti e Papucci si rileva che:

«complessivamente la zona interessata dalla contaminazione da Cobalto 60 nei supera i 1700 kmq». 

Come se non bastasse, qualche anno dopo ecco apparire fra gli addetti ai lavori i dati sulla contaminazione da plutonio. In una ricerca effettuata per la Cee di Delfanti e Papucci (“Il comportamento dei transuranici nell’ambiente marino costiero”) viene tracciata una mappa della contaminazione da plutonio nel golfo di Gaeta da 2 a 4 volte la deposizione da fall-out. Il plutonio non esiste in natura: è una sostanza altamente tossica dal punto di vista chimico, è pericolosamente radiotossica e di elevata rilevanza strategico-militare. La radioattività del plutonio si dimezza dopo 24 mila anni ed esso rimane pericoloso per oltre 400 mila anni. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità:

«0,25 milionesimi di grammo sono il massimo carico ammissibile di plutonio in tutta la vita per un lavoratore professionalmente esposto». 

Bastano infatti pochi microgrammi di plutonio immersi nel condizionamento di un grattacielo per condannare alla morte rapida tutti coloro che si trovano al suo interno.
Sull’aumento della radioattività nei sedimenti marini del golfo di Gaeta ha scritto il 4 agosto 1984 anche l’Istituto Superiore di Sanità: 

«Per una serie di ragioni descritte in notevole dettaglio nella letteratura tecnica, si sono prodotti fenomeni di accumulo del Cobalto e del cesio, scaricati nel fiume Garigliano, all’interno del golfo di Gaeta. Ciò è indubbiamente legato all’insediamento della centrale».

Helen Caldicott è australiana, pediatra, specializzata nello studio sulle conseguenze delle radiazioni sul corpo umano, in particolare sulle donne e i bambini. Nei suoi libri (La follia nucleare: è l’unico saggio tradotto e pubblicato in Italia dalla Red) dimostra cose non facilmente digeribili. Ad esempio:

«Il plutonio produce terribili malformazioni, ma non si ferma ad una generazione, continua a colpire per mezzo milione di anni. E ogni maschio adulto occidentale ha già una piccola quantità di plutonio racchiusa nei testicoli, per colpa dei test atomici degli anni ’50 e ’60». Elenca nomi di sostanze che dopo io disastri di Three Mile Island, Chernobyl e Fukushima erano diventate familiari nel senso comune, e che lentamente si cancellano dalla memoria collettiva. «Eppure, in Italia ancora ci sono. Il vento le ha trasportate fino a noi, le piogge le hanno fissate al terreno avvelenando alberi, frutta. Hanno vite millenarie. In termini umani sono eterni». 

La sua requisitoria lucida, rigorosa e documentata, giustamente non fa sconti:

«Le radiazioni spaccano i cromosomi, provocano il mongolismo. Non sono percettibili dai sensi umani, non hanno odore, colore, sapore. E’ una tragedia silenziosa, sotterranea. I medici dovrebbero spiegare ai cittadini, spiegare quello che sta accadendo. La maggior parte dei politici sono scientificamente degli illetterati» continua la Caldicott, e affronta il problema irrisolto delle scorie radioattive che provocano il rilascio nella biosfera di tonnellate di sostanze radioattive che incontrandosi nel corpo umano con altri veleni producono una reazione sinergica, esaltando vicendevolmente le loro proprietà mortifere e nocive. «I bambini sono particolarmente sensibili - dice la Caldicott - questo vuol dire che le future generazioni dovranno aspettare solo 20 anni di vita prima di essere colpiti da un cancro».


Un panorama desolante e agghiacciante. E allora come dimenticare il famigerato caso del centro Enea (Cnen + Eni), a Rotondella in Basilicata? I governi italiani non hanno mai provveduto a bonificare le aree contaminate del territorio nazionale, bensì ad occultare i rischi a danno della salute della popolazione e delle future generazioni.



PRONTUARIO SCIENTIFICO INTERNAZIONALE:

Che cos’è la radioattività? Un radionuclide (un nucleo atomico instabile) per stabilizzarsi emette energia (radiazione). Il fenomeno viene definito decadimento radioattivo, ed è di tre tipi che si differenziano a seconda della particella emessa a seguito del decadimento: alfa (emessa da un nucleo di Elio), beta (da un elettrone e un antineutrino) e gamma (la radiazione elettromagnetica). 

La radioattività si misura rilevando quanti decadimenti del radionuclide avvengono ogni secondo. Nel sistema internazionale si impiega come unità di misura il Becquerel (Bq), che equivale a un decadimento al secondo. Per indicare invece la quantità di radiazione che viene assorbita dalla materia, si utilizza il Gray (Gy) che corrisponde a una quantità di energia di 1 joule assorbita da un 1 chilogrammo di materia.

I diversi tipi di radiazione possono essere più o meno dannosi. Perciò è stato adottato il concetto di dose equivalente, che si ottiene moltiplicando la dose assorbita per un fattore che tiene conto del tipo di radiazione. L’unità di misura di questa dose equivalente è il Sievert (Sv) Nel caso di raggi X, gamma o beta, 1Gy di dose assorbita equivale ad 1 Sievert (Sv) di dose equivalente, mentre per i più dannosi raggi alfa 1 Gy equivale a 20 Sv. Per i fascio di neutroni 1Gy può equivalere da 3 a 11 Sv a seconda dell’energia del fascio.







“I vaccini? Sono tutti approvati senza studi adeguati”

Qualcosa deve essere andato storto se, nel mezzo della campagna pro-vaccini, finanziata dal ministero della Sanità con 495.500 euro per 24 mesi, si stanno incoraggiando provvedimenti punitivi contro i medici che “osano” sconsigliare le vaccinazioni.

“I vaccini? Sono tutti approvati senza studi”

Qualcosa deve essere andato storto se, nel mezzo della campagna pro-vaccini, finanziata dal ministero della Sanità con 495.500 euro per 24 mesi, si stanno incoraggiando provvedimenti punitivi contro i medici che “osano” sconsigliare le vaccinazioni.
Quando la pubblicità non basta

La federazione che riunisce gli ordini dei medici (Fnomceo) ha rivelato l’8 luglio scorso “che sono già stati inoltrati procedimenti disciplinari per i dottori che sconsigliano i vaccini” e minacciato per loro la radiazione dall’Ordine.

Beatrice Lorenzin ha applaudito i metodi forti. Già, il ministro non rappresenta gli “altri” medici – né quelli in linea con l’Istituto superiore di sanità, che non se la sentono di inoculare gli ultimi vaccini appena immessi sul mercato (per i motivi ben descritti qui) – né quelli che non considerano tutti i vaccini come appartenenti a un unico calderone ma ne spiegano differenze e finalità. Qui e qui.



Lo spot a spese nostre

Eppure, dicevamo, il ministero ha finanziato una campagna pubblicitaria con denaro pubblico. Cliccate sull’azzurro per leggere l’accordo di collaborazione con la Regione Veneto. È descritto un progetto che risale al 2014 (ma i fondi verranno distribuiti a partire dal gennaio 2017). L’intento è quello di “monitorare la fiducia del pubblico nei programmi vaccinali” e di cogliere “le necessità informative sviluppando un sistema di decisione assistita per le vaccinazioni”.

In sostanza, la cifra servirà a finanziare il sito vaccinarsi.org, perché “un ruolo determinante nella sfiducia crescente nelle vaccinazioni è giocato dai mass media e dal web (…)” e “la rete va assolutamente presidiata” (pag 8).
Grazie al denaro si potrà posizionare il sito in alto fra i motori di ricerca in modo che diventi più visibile. A pag 10 è illustrata “l’importanza di preparare dati fruibili da tutti gli operatori che possano essere disponibili in caso di emergenza mediatica”.

I luoghi comuni

Ma tutta questa sbandierata informazione sui vaccini di fatto non c’è. Ascoltiamo sempre frasi fatte, spot appunto: “i vaccini sono sicurissimi”; “i vaccini hanno salvato l’umanità”; “chi non si vaccina mette a rischio l’immunità del gregge”, “chi divulga pericolosi dubbi sui vaccini non può far parte della Sanità Pubblica”, “i magistrati non devono occuparsi di salute” e via così.

Poi, però, quando si cerca di entrare nel merito, di capire qualcosa sugli studi di efficacia dei vaccini (svolti – magari !- da enti indipendenti); su come vengono raccolti e considerati gli effetti collaterali; sul perché non esistano in commercio vaccini singoli; sul perché ad ogni nuova stagione il sistema sanitario ne debba acquistare di nuovi (lasciatecene pagare almeno uno); su quali sono le epidemie pericolose da cui ci dobbiamo guardare; sulle analisi degli eccipienti; sulle strategie vaccinali; sui conflitti di interesse dell’agenzia del farmaco europea Ema che dovrebbe tutelarci… ecco che le famose spiegazioni si dileguano come tanti cubetti di ghiaccio sotto il sole di Taormina.

Dagli spot al vapore acqueo, sempre e solo fumo.


I vaccini sono approvati senza studi

Proviamo a sfatare alcuni luoghi comuni ascoltando l’infettivologo Fabio Franchi.

La Fnomceo ha dichiarato che i vaccini sono sicuri perché sottoposti a studi randomizzati in doppio cieco, è vero?

“I vaccini, in Europa e negli Usa, non sono considerati farmaci ma misure di prevenzione nonostante in Italia se ne occupi Aifa, l’agenzia per il farmaco. Così, mentre per gli altri medicinali è prevista una lunga procedura di studio prima dell’approvazione in commercio, per le misure di prevenzione (i vaccini, appunto) questa non occorre. Una cosa non richiesta, non si fa. Sui vaccini gli studi controllati randomizzati in doppio cieco con placebo non ci sono“.

(Per lo studio randomizzato in doppio cieco si divide la popolazione in due gruppi, in maniera casuale: a una parte si somministra il vaccino all’altra un placebo. E li si segue entrambi nel tempo per osservare l’efficacia del vaccino e prendere nota degli eventuali eventi avversi).

Ma Fnomceo ha dichiarato che ci sono. Cliccate qui il documento originale.

“Ha preso un abbaglio. Mancano gli studi randomizzati in doppio cieco per i singoli vaccini e mancano per le combinazioni di vaccini (trivalente, esavalente). Lo hanno sempre evidenziato le review più importanti sui vaccini (ad esempio la Cochrane Collaboration, spesso citata da ricercatori e medici di tutto il mondo). In più ora l’Agenzia europea per il farmaco (Ema) impedisce ai ricercatori indipendenti la verifica dei dati suggellati da se stessa (come denunciato dalla Cochrane): quello che Ema produce va accolto a scatola chiusa. Come mai per la Fnomceo la trasparenza non è da considerarsi un requisito essenziale? E dire che la Fnomceo invoca in continuazione il rispetto della metodologia scientifica…”
Quando si prova a fare domande su questi aspetti cruciali, non si riceve risposta.

“Se Fnomceo e istituzioni fossero così sicuri della saldezza delle loro ragioni, non si opporrebbero a un confronto ragionato con eventuali critici. Invece preferiscono evitarlo con l’esilarante motivazione che “sarebbe una falsa par condicio”. Affermano a priori che è ingiusta la pretesa di “un democratico confronto” tra scienza (esclusivamente la loro) e le “tesi truffaldine”, quelle di chiunque non dia loro ragione”.

Questa condotta rispecchia il codice deontologico dei medici?

“Assolutamente no. Ci impegniamo a sostenere con la persona assistita una relazione di cura fondata sulla fiducia e sul rispetto e su un’informazione comprensibile e completa; a mettere le nostre conoscenze a disposizione del progresso della medicina”.

Quale articolo parla della libertà del medico?

“Gli articoli 4 e 20. La professione del medico è fondata sui principi di libertà, indipendenza, autonomia e responsabilità. Il medico non si piega a interessi, imposizioni o condizionamenti”.
Un medico può rifiutarsi di consigliare tutti i vaccini a chiunque come vorrebbe la Fnomceo?

“L’articolo 22 recita: il medico può rifiutare la propria opera professionale quando vengano richieste prestazioni in contrasto con la propria coscienza o con i propri convincimenti tecnico-scientifici, a meno che il rifiuto non sia di grave e immediato danno per la salute della persona, fornendo comunque ogni utile informazione e chiarimento per consentire la fruizione della prestazione”.

Fonte: blog.ilgiornale.it

mercoledì 27 luglio 2016

IL BUSINESS DEL CANCRO: 100 MILIARDI DI DOLLARI DI TERAPIE SOLO NEL 2014!


Maurizio Blondet 

di Michael Snyder,
Se sei un americano, hai una possibilità su tre di avere un cancro nel corso della tua vita. Se sei un uomo, la possibilità diventa una su due. E praticamente chiunque in America conosce qualcuno che ha il cancro o che ne è già morto. Ma non è sempre stato così. Negli anni Quaranta, a sviluppare il cancro era un americano su sedici. Deve essere accaduto qualcosa che ha provocato questa crescita esplosiva, e che induce a ritenere che il cancro sorpasserà presto le cardiopatie diventando la prima causa di morte negli Stati Uniti. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) dichiara che ogni anno vengono diagnosticati approssimativamente 14 milioni di nuovi casi nel mondo, ed è atteso un incremento del 70% nei prossimi due decenni. Esistono davvero poche parole capaci di fare tanta paura come la parola “cancro”, e nonostante i miliardi spesi nella ricerca e nel suo progresso tecnologico, questa piaga continua ad allargarsi e a mietere vittime. Come è possibile?
Oggi in America si spende più denaro per trattare il cancro che qualunque altra malattia. Secondo la NBC, solo lo scorso anno si è trattato di 100 miliardi di dollari in farmaci contro il cancro:
“Mentre i prezzi delle medicine continuano a scendere costantemente, la spesa per le medicine contro i tumori hanno raggiunto un nuovo traguardo: 100 miliardi di dollari nel 2014. Un aumento maggiore del 10% rispetto al 2013, un incremento di 75 miliardi di dollari in cinque anni, secondo un’indagine dell’IMS Institute for Healthcare Informatics”.
100 milioni di dollari sarebbero una pazzesca somma di denaro da spendere in cure contro il cancro. Ma 100 miliardi di dollari sono mille volte quella cifra. E l’IMS Institute for Healthcare Informatics prospetta un ulteriore aumento di spesa per le terapie anti-cancro di un 6, forse un 8% all’anno.
Non mi pare ci sia bisogno di dire che ci sono un sacco di persone, là fuori, che stanno diventando smisuratamente ricche grazie a questi trattamenti.
Ed il costo di alcuni di essi è semplicemente assurdo. Sempre secondo la NBC, due dei farmaci commercializzati più recentemente “costano 12.500 dollari per un mese di terapia”…
“45 nuove medicine sono state immesse sul mercato tra il 2010 ed il 2014, di cui 10 solo l’anno scorso, segnala l’Istituto. Due di queste si definiscono immunoterapie, nuova classe di rimedi in voga, che controlla il sistema immunitario per combattere il tumore. Si tratta di Opdivo prodotto dalla Bristol-Myers Squibb e di Keytruda della Merck. Entrambi a 12.500 dollari per un mese di cura”.
Sicuro, le case farmaceutiche sono lì per fare profitti. Ma dove trova giustificazione far pagare ai malati di cancro simili costi per le medicine?
Se oggi in America ti diagnosticano il cancro e tu scegli di fidarti del trattamento offerto dal sistema sanitario, puoi dire addio al tuo futuro finanziario. Puoi avere la tua assicurazione, ma resterai senza il becco di un quattrino. Che tu riesca a sopravvivere o muoia, sarai comunque sul lastrico.
E bada che, malgrado le più costose terapie, il tasso di sopravvivenza non è buono per niente. Allo stato attuale, il 65% dei malati sopravvive per altri cinque anni. Significa che il 35% muore entro quei cinque anni, e per alcune forme di tumore questa percentuale cresce parecchio.
Purtroppo, come ho spiegato all’inizio, il numero dei malati continua a crescere…
“Abbiamo perso la guerra contro il cancro. Al principio del secolo scorso, esso veniva diagnosticato ad una persona su 20. Negli anni Quaranta, ad una ogni 16. Nei Settanta, ad una su 10. Oggi, una persona su 3 ha il cancro”. (Fonte: Health Impact News)”.
Viviamo in una società estremamente tossica, e che lo diventa ogni giorno di più.
E una volta che hai sviluppato il cancro, ai dottori non è permesso prescrivere trattamenti “alternativi”. Quello che possono fare è prescriverti terapie che il sistema gli dice di prescriverti.
Una di queste è la chemioterapia. E’ una terapia mostruosa che spesso uccide il paziente invece di uccidere il tumore. Ecco la testimonianza di una donna a cui è stato diagnosticato il cancro al seno, e che descrive la chemioterapia come la peggiore esperienza della sua vita:
“Questo fluido altamente tossico veniva iniettato nelle mie vene. L’infermiera che me la somministrava indossava dei guanti protettivi perché, se fosse fuoriuscita una piccola goccia, le avrebbe bruciato la pelle. Non ho potuto avitare di chiedermi – se all’esterno servono simili precauzioni, che cosa farà una volta all’interno delle mie vene? (Fonte: Cncer Tutor)”.
Molti pazienti vivono un ciclo infernale dopo l’altro, sperando che possa essere risolutivo. Avete mai parlato con qualcuno che ha vissuto questo calvario? E’ straziante.
Alla fine, c’è un enorme punto interrogativo sulla bontà della chemioterapia. Ecco le parole del Dottor Ralph Moss, autore del libro “L’industria del cancro”:
“In conclusione non c’è alcuna prova che la chemioterapia prolunghi la sopravvivenza nella gran parte dei casi, e questa è la grande bugia sulla chemioterapia, che ci sia in qualche modo una correlazione tra la riduzione del tumore e l’allungamento della vita di un paziente”.
Allora perché gli oncologi spingono tanto per la chemio?
Beh, ecco perché:
“Secondo le analisi di Steven Levitt e Stephen Dubner, quelli di Freakanomics, ‘gli oncologi sono tra i medici più pagati, la media dei loro redditi cresce più di quella di qualsiasi altro specialista, e più della metà dei loro guadagni proviene dalla vendita e somministrazione della chemioterapia’.
Il loro modello di business è differente da quello degli altri medici, perché non è che tu puoi andare a comprarti la chemioterapia in farmacia.
Gli oncologi la comprano all’ingrosso, poi gonfiano il prezzo e mettono in conto alle compagnie di assicurazione. Questo profitto legalizzato sui farmaci contro il cancro è un caso unico. Fanno soldi sulle terapie che dicono ti salveranno la vita. E’ un conflitto di interessi gigantesco. Ti vendono le terapie, e ti fanno pagare il privilegio di iniettartele. Non lo fa nessun altro medico. (Fonte Cris Beat Cancer)”
Il nostro sistema è profondamente guasto e corrotto.
Ma non cambierà niente nell’immediato futuro, perché grazie ad esso si guadagnano centinaia di miliardi di dollari. Fonte http://www.maurizioblondet.it/il-business-cancro-100-miliardi-di-dollari-di-terapie-solo-lanno-scorso/