mercoledì 23 dicembre 2015

Reflusso Gastrico – Ecco come prevenirlo con rimedi naturali!





La malattia del reflusso gastroesofageo (la cui sigla è MRGE), anche chiamato reflusso gastrico, consiste nel passaggio del contenuto gastrico dallo stomaco verso l’esofago, in seguito ad un’alterazione elle “barriere” naturali del corpo. 



Non sempre si può parlare di una vera e propria malattia poiché possono presentarsi degli episodi isolati a causa di alcune cattive abitudini alimentari. In questo articolo vi spieghiamo come curare e prevenire il reflusso gastroesofageo. 


Cause e sintomi del reflusso gastroesofageo Una delle cause principali o ricorrenti è il cattivo funzionamento dello sfintere esofageo inferiore, simile ad un anello che circonda l’esofago nel punto in cui si unisce con lo stomaco, il quale resta chiuso per evitare che i succhi gastrici salgano attraverso l’esofago. Quando questo si presenta alterato, esercita una pressione minore al riposo, per cui il muscolo si rilassa e non compie la sua funzione. 

Alcuni farmaci o sostanze come l’alcool, la caffeina o il tabacco favoriscono la comparsa di reflusso. Si tratta di uno dei disturbi digestivi più diffusi (il 15% della popolazione adulta soffre di questo disturbo almeno una volta alla settimana e il 7% ne soffre giornalmente). Tra i sintomi del reflusso gastroesofageo possiamo ricordare: Bruciore di stomaco: è il sintomo più noto e consiste in quella sensazione di bruciore o “fuoco” all’altezza dello sterno. 
Esso aumenta dopo aver mangiato in abbondanza o essere andati a letto subito dopo aver cenato. 
Rigurgito con sapore acre in bocca, dolore al torace o difficoltà nell’inghiottire alimenti o saliva. Alterazioni respiratorie, soprattutto durante la notte: bronchite, polmonite, asma, etc.
Altre manifestazioni: dolore all’addome, eruttazione eccessiva, pesantezza dopo i pasti, singhiozzo, nausea, fastidio alla faringe e alla laringe, sensazione di un corpo estraneo nella gola fino al presentarsi di episodi di afonia. 
Nei bambini i sintomi principali sono continui rigurgiti e problemi respiratori. 
Quando il problema diventa cronico può causare anemia, torcicollo frequente e ritardo nella crescita. stomaco Consigli per evitare il reflusso gastroesofageo Evitate di andare a dormire subito dopo aver mangiato, soprattutto dopo la cena. 
Fate passare circa due ore o più a seconda che presentiate una digestione “normale” o lenta. 
Alzate la testata del letto di circa 15 cm con tasselli in legno, in modo che il corpo non sia del tutto disteso. 
È inutile mettere più cuscini per tenere alzata la testa mentre dormite, perché questo farà solo flettere il collo, mentre bisogna mantenere alzato tutto il tronco superiore. Non indossate indumenti molto stretti durante i pasti; si raccomandano capi che vestono morbidi e tessuti che non siano aderenti al corpo. 
Non fate dei pasti troppo abbondanti. Sono preferibili sei piccole porzioni durante l’arco della giornata, che due di grandi dimensioni. Tenete sotto controllo il vostro peso. 
Eliminate il consumi di alcool e smettete di fumare. 
Evitate i cibi o le bevande che rilassano lo sfintere esofageo, come ad esempio il cioccolato, le salse, gli stufati, etc. Subito dopo i pasti, evitate di fare attività fisica, movimenti bruschi, piegarvi, alzare pesi, etc. esercizio Riducete al massimo lo stress. 
Eliminate dalla vostra dieta gli alimenti che hanno un effetto irritante sulla mucosa gastrica e sullo sfintere esofageo inferiore, come per esempio i grassi, l’aglio, il pomodoro, la frittura, la cipolla, alimenti sottoposti a salagione, succhi, tè, frutta secca, bevande gassate, menta, agrumi. 
Riducete il consumo di zuccheri e di alimenti processati. Fate attenzione all’equilibrio della flora dello stomaco e dell’intestino. 
Mangiate più frutta e verdura, così come latte e yogurt scremati. frutta Rimedi naturali per curare il reflusso gastroesofageo Aceto di mele: prima dei pasti, ingerite un cucchiaio di aceto di mele sciolto in un bicchiere d’acqua fresca. Questo aiuterà la vostra digestione e rappresenterà, inoltre, un immediato sollievo per il vostro reflusso. 
Bicarbonato di sodio: bevete un bicchiere d’acqua con un cucchiaio di bicarbonato di sodio, quando è ancora effervescente. 
Succo di aloe vera: è molto efficace per i malesseri gastrici e le infiammazioni del tratto digerente. 
Prendete una foglia di aloe vera, estraetene la polpa e mescolatela con un po’ d’acqua. Bevete questa miscela una volta al giorno per alleviare i sintomi del bruciore o acidità nella bocca dello stomaco.
Liquirizia: questa erba protegge il tratto digerente ed aiuta ad eliminare il reflusso gastroesofageo. Preparate un infuso con della liquirizia secca (circa un pugno) per un litro d’acqua. Tenetelo coperto per un po’ e poi versate. 
Bevete una tazza dopo ogni pasto. Potete anche acquistare la tintura madre di questa pianta. 
Latte di mandorle: potete berlo prima o dopo i pasti oppure quando si presentano i sintomi del reflusso. 
Mettete 100 grammi di mandorle e un litro d’acqua in un frullatore. 
Tritate bene il tutto e versatelo in un bicchiere. 
Se non vi dovesse sembrare sufficiente, potete mescolare di nuovo questa miscela con 50 grammi in più di mandorle e mezzo litro d’acqua. 
Vi consigliamo di addolcire con miele e stevia oppure con cannella. 
Alimenti con fermenti naturali: come può essere il latte o l’acqua di kefir, un sorso del liquido dei cetrioli sottaceto oppure un cucchiaio di crauti. 
Questo ridurrà in fretta i sintomi del reflusso gastrico. 
Chiodi di garofano e cardamomo: potete masticarli dopo aver mangiato, come se fossero delle caramelle, oppure preparare un infuso con entrambi gli ingredienti. 
Queste spezie vi aiuteranno a ridurre i livelli di acidità nello stomaco e i sintomi del reflusso. 
Cavolo: preparate il succo di cavolo ogni giorno (qualche foglia con un po’ di acqua in un frullatore), per trattare o prevenire la comparsa del reflusso gastrico. 
Cumino: Fate bollire una tazza di acqua con alcuni semi di cumino e bevete il preparato mentre mangiate. 
Zenzero: l’estratto di zenzero è ottimo per migliorare il malessere prodotto dal reflusso. Potete anche preparare un infuso con una rondella molto piccola da tenere in infusione in una tazza d’acqua bollente. 

Come sostituire l’aspirina in maniera naturale







Quanti di voi ricorrono all’aspirina o a un altro farmaco anti-infiammatorio per un mal di testa, dolori articolari o altri fastidi leggeri? In origine, l’aspirina si ricavava da alcune erbe e dalla corteccia di salice, che successivamente venivano sintetizzate dall’industria farmaceutica per dare vita al prodotto finale.Purtroppo tali processi di sintesi comportano la creazione di farmaci che spesso provocano effetti collaterali, cosa che non succede se si ricorre alle fonti naturali.
Sfortunatamente la lista degli effetti collaterali provocati dai farmaci anti-infiammatori non steroidei (detti anche FANS) è molto lunga! E allora vale la pena rischiare così tanto per disturbi facilmente trattabili? Si tratta di effetti negativi che vanno dalle irritazioni gastrointestinali fino alla morte. Madre natura come sempre ci viene in aiuto, basta solo scegliere alimenti e condimenti che contengono salicilati o acido salicilico, ovvero l’ingrediente attivo dell’aspirina. Quindi, prima di assumere la pasticca, è meglio prendere in considerazione questi vegetali che agiscono come un’aspirina naturale:
Curry
Curcuma
Cumino
Paprika
Timo
Rosmarino
Origano
Avocado
Mirtilli
Broccoli
Cavolfiore
Ciliegie
Pepe di Cayenna o peperoncino
Cetrioli
Ribes
Datteri
Melanzana
Fichi
Pompelmo
Uva
Kiwi
Liquirizia (la radice, non la caramella)
Basilico
Albicocca
Pesca
Miele
Mandorle
Prugne
Ravanelli
Lamponi
Spinaci
Fragole
Mele
Corteccia di salice (sotto forma di estratto, succo o decotto)
Zucchine
Assumere l’aspirina per qualsiasi disturbo lieve non è salutare per il proprio organismo. Per questo motivo è bene sostituire la pasticca di aspirina con alcuni dei cibi sopra elencati. Molti di questi alimenti sono antinfiammatori e tutti contengono naturalmente lo stesso principio attivo dell’aspirina, ovvero l’acido salicilico o salicilati.
Fonte: tecnologia-ambiente.it

Cosa NON fare in caso di infiammazione.






Avrete sentito parlare di artrite, tonsillite, bronchite. Tutte le malattie che terminano per –ite indicano l’infiammazione di una specifica area del corpo. Ad esempio la colite è un’infiammazione del colon, l’appendicite dell’appendice, dermatite della pelle,

tendinite dei tendini, epatite del fegato ecc. Queste etichette patologiche denotano semplicemente la parte affetta, ma falliscono nel comprendere la causa dell’infiammazione.
L’infiammazione manifesta di solito dolore acuto, dovuto alla pressione esercitata dai tessuti infiammati sui nervi. E questo è un bene, poiché il dolore limita i comportamenti che potrebbero danneggiare ancora di piú l’organismo. Ad esempio se ci fa male la schiena, eviteremo di alzare carichi pesanti, se fa male la gola, mangeremo di meno e berremo di piú.

Non appena individuata la parte affetta da infiammazione, é pratica medica somministrare al paziente un antidolorifico, o pratica comune andare in farmacia a comprarlo. Grazie al farmaco, il dolore associato all’infiammazione svanisce e puó sembrare quasi un miracolo: possiamo continuare con il nostro lavoro e la nostra vita credendo di essere tornati in salute. Ma questo potrebbe non essere il caso. Questi medicinali hanno la capacitá di provocare piú danni, che il valore del sollievo momentaneo e sono distruttivi su due livelli: primo, incoraggiano la continuazione del comportamento che ha causato l’infiammazione (ad esempio, sovraccarico delle vertebre e dei muscoli della schiena). Secondo, causano quasi senza eccezione gli eufemisticamente chiamati “effetti collaterali”. A volte questi effetti collaterali potrebbero valerne la pena. Peró c’è sempre un rischio virtuale. Farmaci antidolorifici e antiinfiammatori sono di uso comune, anche troppo comune, e pochi sono davvero consapevoli dei rischi reali ai quali si stanno sottoponendo. Probabilmente, sarebbe meglio sopportare il dolore e andare direttamente alla causa di questo, cambiare stile di vita e perfezionare i propri comportamenti.

Anch’io ho fatto uso profuso di Moment ogni primo giorno del mio ciclo mestruale. Il dolore m’impediva persino di lavorare, a volte. Una o due pastigliette e questo spariva nel giro di mezz’ora, per poi ritornare puntualmente il mese successivo. Da quando ho smesso di mangiare carne, invece, circa 6 anni fa, le fitte sono prontamente sparite. Una grande liberazione! Il farmaco fa effetto, ma è solo temporaneo, ed è questa una delle grandi minacce del nostro tempo: cerchiamo soluzioni veloci per problemi dei quali non si capisce l’origine e ancor meno se ne comprendono le conseguenze. E la medicina di oggi, maestosa e brillante, ci offre esattamente quello che il nostro istinto ricerca – sollievo immediato dei sensi. Soluzioni rapide di qualsiasi tipo raramente portano benefici a lungo termine. Un esempio chiaro è il fast-food, quando abbiamo fame, è facile cadere nella trappola del consumo di qualcosa di veloce, ma ci fa bene abusare di questa invenzione? Credo che tutti noi conosciamo la risposta. Consumare droghe ricreazionali ci fa sentire euforici, ma quanto puó durare? E che dire dell’alcool? È piacevole passare una serata e esagerare con questa sostanza, ma come ci sentiamo il giorno dopo? E cosa dire dei problemi a lungo termine derivanti dall’abuso di alcool e droghe?

Descrizione del processo infiammativo – Come risultato di una lesione o ferita provocate da agenti estranei all’organismo o a causa di un trauma, ad esempio un osso rotto, un morso di un insetto o una reazione ad un’infezione batterica, le cellule del tessuto danneggiato producono istamina. L’istamina provoca il mutamento dei minuti vasi sanguigni, i quali rilasciano fluidi all’area ferita. Il flusso sanguigno locale aumenta e trasporta speciali cellule ematiche all’area, la cui specialitá è quella di collezionare sostanze aliene per l’atto eliminativo. Assieme a queste cellule giungono anche fibrinogeni, i quali stimolano la coagulazione. Il coagulo è una risposta naturale e fa da partizione,è come un muro che viene eretto tra l’area infetta e il resto del corpo. La partizione arresta la fuoriuscita dei fluidi, impedisce alla materia morbosa di entrare in contatto con le parti sane, e risulta nel caratteristico gonfiore dell’infiammazione. L’infiammazione è causata da un agente eccitante ed è un comune meccanismo di difesa dell’organismo. Alla luce di ció essa è riconosciuta come un processo intelligente di guarigione.

Il Dr. H. Lindlahr spiega che il corpo non sopprime la crescita e moltiplicazione dei batteri finché la materia morbosa della quale si cibano e sussistono non sia stata consumata e decomposta. Egli afferma che antibiotici e antitossine somministrati in alte dosi durante queste cinque fasi, potrebbero sopprimere l’attivitá microbica e il processo infiammativo prima che quest’ultimo abbia fatto il suo corso riparativo naturale e prima che la materia patologica sia eliminata.

Le 5 fasi dell’infiammazione, secondo il Dr. Lindlahr, sono:

Incubazione – Durante questa fase tossine, materia morbosa e altri eccitanti infiammativi si concentrano in una determinata parte o un organo del corpo. Quando si accumulano in una quantitá tale da interferire con la normale funzione dell’organismo o da mettere in pericolo la salute e la vita, forze vitali si mettono in moto e reagiscono d’emergenza attraverso il processo d’infiammazione.
Aggravamento – Durante il periodo di aggravamento i fagociti inghiottiscono le tossine nel corpo. Questa fase è accompagnata da un corrispondente aumento di temperatura, febbre e infiammazione, finché raggiunge il suo climax, marcato dalla maggiore intensitá dei sintomi febbrili e di dolore.
Distruzione – Disintegrazione di tessuti dovuta all’accumulo di essudati a causa della formazione di pus; sviluppo di ascessi, foruncoli, fistole, irritazione, piaghe e altri sintomi febbrili e d’infiammazione.
Riduzione – Assorbimento ed eliminazione di essudati, pus ecc. accompagnato dall’abbassamento di temperatura, battito cardiaco e altri sintomi d’infiammazione.
Risoluzione o ricostruzione – Quando il periodo di riduzione ha fatto il suo corso completo e le aree affette sono ripulite delle accumulazioni e ostruzioni morbose, la quinta fase è di ricostruzione e riparazione dei tessuti lesi e degli organi danneggiati. Ritorno alla norma.

È estremamente importante non interferire con alcuna fase sopraindicata. La miglior azione è mettersi a riposo cosicché tutta l’energia vitale possa essere reindirizzata al processo di guarigione. Lindlahr spiega cosa potrebbe succedere se ciascuna di queste fasi fosse soppressa.

Soppressione durante le prime due fasi d’infiammazione – Lindlahr spiega che questa pratica involve sempre il pericolo che le tossine non eliminate sovraccarichino organi e parti vitali, predisponendo la fondazione di malattie croniche distruttive.Soppressione durante la terza fase d’infiammazione – Se s’interferisce con il processo durante questa fase, c’è la possibilitá che l’area affetta rimanga danneggiata in modo duraturo e questo lasci gli organi permanentemente invalidati. Soppressione durante la quarta e quinta fase d’infiammazione – Se si blocca o s’interferisce con questi processi di eliminazione prima che vengano portati a termine, le parti affette e gli organi non hanno la possibilitá di ricostruirsi perfettamente. Potrebbero rimanere anormali, paralizzati e la loro funzione invalidata, anche seriamente. Spesso si ritiene l’infiammazione come una “malattia” da venir soppressa, ma in realtá è il processo di guarigione, essa è la “cura”, attraverso cui la natura si sforza a ristabilire la salute! Lasciatemelo ripetere perché questo concetto é troppo importante: L’INFIAMMAZIONE É LA CURA!


La maggior parte dei pazienti potrebbe guarire perfettamente e naturalmente senza l’uso di medicinali. Ad esempio, pazienti con problemi reumatici e di osteoporosi beneficiano grandemente di cambiamenti alimentari; problemi e lesioni alla schiena possono essere trattate efficacemente attraverso terapie manipolative non chimiche come aggiustamenti chiropratici e fisioterapia. La maggior parte dei pazienti, al primo dolore, pretende un effetto immediato, solo cosí si convince che la terapia é efficace, e generalmente gli viene prescritto un antidolorifico – soluzione pratica e decisamente allettante per ambo le parti (medico-paziente).
I medicinali potranno pure offrire rilievo dal dolore, ma raramente promuovono la guarigione e la salute dell’organismo. Al contrario, tutti offrono una serie di effetti collaterali. In uno studio pubblicato dal Journal of Rheumatology, é stato argomentato che il 2,7% dei pazienti* che fanno uso di medicine antiinfiammatorie non-steroidali (come l’ibuprofene) sviluppa serie complicazioni del tratto gastrointestinale superiore. Un altro studio pubblicato nel Journal of the American Medical Association suggerisce che 2,2 milioni di pazienti* ospedalizzati annualmente ripercuotono reazioni avverse serie ai medicinali a loro somministrati. Douglas Lisle, Ph.D. e Alan Goldhamer, D.C., suggeriscono che 106,000 di queste reazioni siano state fatali. Se questo fosse vero, gli effetti collaterali da farmaco sarebbero la sesta causa di morte prematura in America! (The Pleasure Trap, Mastering the Hidden Force that Undermines Health & Happiness, Douglas Lisle, Ph.D., Alan Goldhamer, D.C., 2006)

La scena italiana è un po’ confusa. Secondo l’enciclopedia Treccani cit. “In Italia, da anni le segnalazioni di ADR (Adverse Drug Reaction) sono più basse rispetto a quelle rilevate in altri Paesi. Dal 2001 al 2005 le segnalazioni annue hanno oscillato tra 6000 e 7000, con differenze importanti da regione a regione e con un tasso largamente al di sotto dell’obiettivo ottimale di 30 per 100.000 abitanti raccomandato dall’OMS. Almeno in teoria, il numero ridotto di segnalazioni può essere spiegato con differenze genetiche che rendono gli italiani più resistenti ai danni da farmaci, per es. per un assetto particolare di un pool di enzimi che metabolizzano i farmaci, ma è un’ipotesi che riscuote poca fortuna tra gli studiosi. È più facile che i medici italiani facciano semplicemente meno segnalazioni di ADR, magari solo perché non tendono ad attribuire a un farmaco la responsabilità del problema che assilla il malato.” (http://www.treccani.it/enciclopedia/danno-da-farmaci_%28XXI_Secolo%29/) Mio parere – È possibile che tra tutti gli esseri umani della terra, noi italiani abbiamo la fortuna di possedere una pool di enzimi cosí specifica che ci permette di metabolizzare efficacemente droghe sintetiche dell’ultimo millennio? La teoria che a noi italiani sarebbe concessa la grazia divina dell’uso di medicinali è, a mio parere, pretenziosa. Chiaramente è difficile riconoscere un sintomo e verificare esattamente che questo derivi dal farmaco, ancor meno se dei farmaci si fa un mix. Non solo dobbiamo renderci conto che il nostro sintomo derivi dal medicinale, ma lo dobbiamo riportare al medico di base, sará poi egli ad informare la Rete Nazionale di Farmacovigilanza, non noi direttamente.
E ancora, un caso interessante – mia nonna: da quando sono piccola, la vedo ogni giorno prendere 7-10-14 pillole…al giorno! E negli anni non migliora, anzi. Sempre piú interventi, sempre piú medicine, sempre piú visite mediche sono previste. E da poco, anche un tumore della pelle. Potrá pur essere che quest’ultimo sia il risultato di 10-20-30 (E chi li conta piú?) anni di consumo (abuso?) di medicinali per malattie di cui si conosce solo l’etichetta? Secondo l’Igienismo tutte le malattie hanno la stessa origine: tossiemia e tossicosi (vedi anche l’articolo Tossiemia e tossicosi: precursori di tutte le malattie) e la malattia si sviluppa attraverso sette fasi: enervazione, tossicosi, irritazione, infiammazione, ulcerazione, indurimento, cancro. O sará colpa di una disfunzione di corpo “invecchiato”? A voi il parere.

La maggior parte delle malattie odierne derivano dall’eccesso. Ad ogni disturbo crediamo di dover aggiungere qualcosa, quando è la sovrabbondanza (di cibo, di tossine, di stimolanti, di droghe ecc.) che ha causato il problema. La soluzione è davvero semplice, forse anche troppo semplice: togliere, sottrarre, ma il desiderio di “fare qualcosa”, invece di smettere di fare qualcosa, pare essere la propensione umana.

Colgo l’occasione per ribadire che non abbiamo una malattia qui o lí. La malattia è il sintomo di un malessere generale, lo sfogo ponderato di un organismo esperto: il corpo umano. Febbre, diarrea, vomito, infiammazione sono solitamente i nostri alleati, la risposta intelligente del nostro organismo, ai quali deve essere lasciato il tempo di fare corso – naturalmente, senza l’impedimento dei medicinali. Digiuno o semi-digiuno e tanto riposo fisico, mentale, sessuale ed emozionale sono in generale richiesti dallo stesso corpo.

La veritá è che la maggior parte dei disturbi che minacciano la nostra salute e quella dei nostri cari è prevenibile, ma non efficacemente curabile (secondo i metodi convenzionali). Se decidiamo di prendere azioni preventive, elimineremo le cause delle infermitá ancora prima che danneggino irreversibilmente il nostro organismo.

Noi e i nostri cari dobbiamo prendere coscienza e consapevolezza che la nostra salute è in primo luogo nelle nostre mani. La salute è la conseguenza naturale e spontanea di una vita salutare. Abbiamo la possibilitá di agire. Ora. Abbiamo la possibiliá di scelta, per il nostro futuro e quello dei nostri figli. Abbiamo il diritto ad una vita lunga, una vita gioiosa e serena, libera dalle malattie. Ci vuole coraggio per cambiare e non è semplice. Puó sembrare impossibile e istintivamente non allettante, certo alle volte dobbiamo rinunciare al piacere immediato, e metterci tutta la forza, spendere energia, ma solo per una grandissimo guadagno futuro, il valore piú importante della vita: la salute. Senza questa, nulla e proprio nulla ha piú senso.


Link

Bail-in e bail-out: chi può si salvi i propri risparmi! ATTENZIONE ALLE RAPINE LEGALIZZATE!

banda bassDal primo gennaio scorso è in vigore la nuova normativa europea sui salvataggi dei grandi gruppi bancari. Ecco che cosa cambia con le nuove regole
Il 1 gennaio del 2015 è entrata in vigore la nuova normativa europea ­ Bank Resolution Recovery Directive o BRRD ­ sui salvataggi dei grandi gruppi bancari.
Una direttiva pensata per evitare che future crisi bancarie possano nuovamente pesare sulla comunità, dopo che la bolla dei subprime ha comportato un gigantesco travaso di soldi dal pubblico al privato, o specularmente di debiti dal privato al pubblico.  167 miliardi di euro il costo per la Gran Bretagna, 144 miliardi per la “virtuosa” Germania, unicamente per le procedure di bail out, ovvero il denaro fresco direttamente versato nelle banche. Cifre che si potrebbero mettere a confronto con le richieste avanzate oggi dalle istituzioni europee alla Grecia, soprattutto considerando, oltre alle somme in sé, l’assenza di ogni condizione o richiesta per inondare le banche di soldi, e considerando anche che i bail out sono unicamente una parte delle risorse messe a disposizione delle banche per tenerle a galla (dagli oltre 1.000 miliardi di euro prestati a un tasso dell’1% dalla BCE, ai tassi di riferimento portati praticamente a zero, al rilancio delle cartolarizzazioni, al quantitative easing e chi più ne ha più ne metta).
Banda Bassotti
A differenza del bail out, ovvero “salvataggio esterno”, il nuovo meccanismo previsto è il bail in, a indicare un salvataggio con risorse interne alla banca stessa.Semplificando, in caso di crisi saranno gli azionisti i primi a rimetterci per ripianare le perdite; tocca poi ai detentori di obbligazioni, e in ultimo eventualmente ai clienti, ovvero a chi ha un conto corrente, anche se unicamente quelli con maggiori disponibilità, in quanto le normative nazionali continuano a offrire una garanzia pubblica sui conti correnti fino a 100.000 euro circa. (Per maggiori informazioni sul funzionamento della BRRD scarica il pdf Too big to fail (TBTF) in the European Union di Finance Watch) Un’impostazione sicuramente più condivisibile della precedente. Comprare azioni significa detenere capitale di rischio e diventare proprietario di una parte – per quanto piccola – di un’impresa; l’acquisto di obbligazioni comporta un rischio di insolvenza; chi apre un conto corrente ha responsabilità sicuramente minori, ma decide comunque volontariamente di rivolgersi a un certo istituto, a differenza di un contribuente che si trovava costretto, con il precedente sistema, a contribuire suo malgrado ai salvataggi.
Bassotti tre
Il nuovo sistema dovrebbe anche ridurre il cosiddetto azzardo morale che contraddistingue i bail out: se so di avere un paracadute pubblico, il mio comportamento razionale è quello di assumermi sempre più rischi: finché le cose vanno bene i profitti sono privati, in caso contrario si socializzano le perdite. Con il bail in, azionisti, obbligazionisti e clienti, nell’ordine, dovrebbero invece essere più sensibili e attenti ed esercitare un controllo informato sull’operato della banca. Tutto bene, quindi? In realtà le perplessità sono diverse. La prima è legata agli attuali rapporti di forza tra manager e azionisti: i primi prendono le decisioni, ma sono i secondi a rischiare in caso di perdite. Questo è vero in particolare per la massa di piccoli azionisti che non ha nessun potere di controllo o di influenza sull’operato della banca. Per i gruppi di maggiori dimensioni, gran parte del capitale azionario e obbligazionario è polverizzato tra centinaia di migliaia o milioni di piccoli risparmiatori che spesso versano una quota in un fondo pensione o un fondo di investimento e non sanno nemmeno di detenere un’azione o un’obbligazione della banca in questione.
bass r

Sarebbe auspicabile, ma è difficile pensare che il nuovo meccanismo possa portare lavoratori e risparmiatori a informarsi puntualmente e agire di conseguenza, e più in generale a un nuovo modello di governance in cui venga rimesso in discussione il rapporto di forza tra piccoli azionisti e top manager. Non saranno forse i contribuenti a pagare in caso di crisi, ma parliamo comunque di una moltitudine di lavoratori e di fatto di una socializzazione di eventuali perdite bancarie, mentre tramite stipendi milionari e bonus gran parte dei profitti rimangono in poche mani private. In ogni scandalo e truffa recenti (subprime, Libor, Euribor, mercato delle valute, ecc…) – le multe e sanzioni non sono ricadute su banchieri e top management ma sulle banche in generale, che ne scaricano poi il costo su azionisti e risparmiatori. In altre parole, il solo passare dal bail out al bail in non sposta di molto il problema dell’azzardo morale: chi prende le decisioni vede i propri profitti aumentare se le cose vanno bene ma non paga di tasca propria quando vanno male.
In secondo luogo le banche di maggiori dimensioni non trattano unicamente azioni, obbligazioni e conti correnti, ma lavorano con una pletora di strumenti e società collegate. Sono legate a doppio filo a società che di fatto svolgono un ruolo simile a quello delle banche ma non sono sottoposte alla regolamentazione e vigilanza bancaria: il cosiddetto sistema bancario ombra. Nel momento in cui azionisti e grandi clienti rischiano di subire delle perdite, si potrebbe profilare un incentivo per le banche a dare ai propri migliori clienti una qualche scappatoia e a spostare sempre più attivi nell’ombra. Più in generale, in assenza di una severa regolamentazione, con l’introduzione del bail in si potrebbe verificare un’ulteriore espansione dello shadow banking che nella sola UE ha raggiunto i 23,5mila miliardi di euro, una crescita impressionante anche dai 17mila miliardi del 2007, allo scoppio della crisi. In maniera per alcuni versi analoga preoccupa l’esenzione dal bail in di alcune tipologie di strumenti finanziari, in primo luogo dei derivati OTC, ovvero negoziati fuori borsa. Un’esenzione che potrebbe rappresentare un incentivo per gli investitori a spostarsi su strumenti che non verrebbero toccati in caso di crisi bancaria. (Per maggiori informazioni su sistema bancario ombra e derivati OTC rispetto al bail in, scarica il pdf Report on the Bank Resolution Recovery Proposal of the European Commission di Finance Watch)
Ancora prima, la questione centrale è che si continua a intervenire a valle: tutta l’attenzione è concentrata su cosa fare in caso di disastri, mentre su come prevenirli si va avanti con il freno a mano tirato. Alcune banche sono troppo grandi per fallire (too big to fail) senza rappresentare una minaccia per l’insieme dell’economia, o sono troppo interconnesse al resto del sistema finanziario (too interconnected to fail). In che modo il bail in potrebbe evitare il rischio di contagio che ha trasformato la bolla dei subprime in una crisi di fiducia e finanziaria globali? Proposte in  tale direzione nell’UE, dalla separazione tra banche commerciali e di investimento alla regolamentazione del sistema ombra a diverse altre, sono però impantanate tra veti incrociati dei singoli Paesi ed enormi pressioni delle lobby del settore.
bass 4
Citando la recente Enciclica di Papa Francesco, “il salvataggio ad ogni costo delle banche, facendo pagare il prezzo alla popolazione, senza la ferma decisione di rivedere e riformare l’intero sistema, riafferma un dominio assoluto della finanza che non ha futuro e che potrà solo generare nuove crisi dopo una lunga, costosa e apparente cura.”[5] Il bail in può forse essere un passo avanti rispetto al bail out, ma non rimette in discussione l’impianto di base. Servono interventi normativi ex­-ante, non ex-­post. Discutiamo pure di come raccogliere i cocci al prossimo disastro finanziario, ma sarebbe forse il caso di interrogarsi su come evitare che tali disastri si ripetano con una tale frequenza.
Andrea Baranes ,3 luglio 2015   (Articolo pubblicato su nonconimieisoldi.org  e rilanciato da sbilanciamoci !!)
Bassotti treEthan.

domenica 13 dicembre 2015

MONSANTO ANDRÀ A PROCESSO PER CRIMINI CONTRO L’AMBIENTE E L’UMANITÀ (VIDEO)

monsanto tribunal
Monsanto, multinazionale produttrice di sementi OGM e del discusso erbicida Roundup, presto si troverà sotto processo, anche se solo in modo “simbolico”, con l’accusa di crimini contro l’ambiente e l’umanità.
Il processo contro Monsanto si svolgerà all’Aja dal 12 al 16 ottobre 2016. Tra gli organizzatori dell’iniziativa troviamo Vandana Shiva, con l’associazione Navdanya, Organic Consumers Association, la Federazione Internazionale IFOAM e altre decine di organizzazioni e associazioni ambientaliste, gruppi sociali e cittadini.
Il gruppo ritiene che Monsanto sia responsabile di un vero e proprio ecocidio. Il culmine del processo sarà il prossimo 16 ottobre, in occasione della Giornata Mondiale del Cibo. In particolare i sostenitori del processo sottolineano che Monsanto negli ultimi decenni si è occupata di realizzare prodotti altamente tossici che hanno danneggiato l’ambiente e causato la morte di migliaia di persone.
PCB: sostanza che mette in pericolo gli animali e la fertilità umana.
2,4,5-T: componente che è stato utilizzato per la produzione dell’Agente Arancio durante la guerra del Vietnam e che continua a causare tumori e malformazioni alla nascita.
Roundup: l’erbicida più utilizzato nel mondo, fonte di scandalo ambientale e grave minaccia per la salute. Si tratta di un erbicida a base di glifosato, una sostanza ora riconosciuta dall’OMS come probabile cancerogeno umano.
Lasso: un erbicida ora proibito in Europa.
Il giudizio nei confronti di Monsanto si baserà sui principi dedicati alle imprese e ai diritti umani adottati dall’ONU nel 2011. Verrà richiesto il riconoscimento del crimine di ecocidio e della responsabilità penale della multinazionale per i danni causati alla popolazione.
Al lavoro per valutare l’operato di Monsanto si troveranno dei veri professionisti, compresi avvocati e giuristi, anche se il verdetto finale non avrà un valore legale. La speranza è che l’iniziativa possa smuovere le coscienze e portare ad aprire gli occhi chi ancora difende Monsanto.
La multinazionale degli erbicidi e degli OGM pagherà mai per i propri crimini verso l’ambiente e l’umanità?
Per maggiori informazioni, potete consultare il sito ufficiale dell’iniziativa,Monsanto Tribunal, e guardare il video.
Marta Albè
Fonte foto: Cdn
Leggi anche: