mercoledì 23 dicembre 2015

Cosa NON fare in caso di infiammazione.






Avrete sentito parlare di artrite, tonsillite, bronchite. Tutte le malattie che terminano per –ite indicano l’infiammazione di una specifica area del corpo. Ad esempio la colite è un’infiammazione del colon, l’appendicite dell’appendice, dermatite della pelle,

tendinite dei tendini, epatite del fegato ecc. Queste etichette patologiche denotano semplicemente la parte affetta, ma falliscono nel comprendere la causa dell’infiammazione.
L’infiammazione manifesta di solito dolore acuto, dovuto alla pressione esercitata dai tessuti infiammati sui nervi. E questo è un bene, poiché il dolore limita i comportamenti che potrebbero danneggiare ancora di piú l’organismo. Ad esempio se ci fa male la schiena, eviteremo di alzare carichi pesanti, se fa male la gola, mangeremo di meno e berremo di piú.

Non appena individuata la parte affetta da infiammazione, é pratica medica somministrare al paziente un antidolorifico, o pratica comune andare in farmacia a comprarlo. Grazie al farmaco, il dolore associato all’infiammazione svanisce e puó sembrare quasi un miracolo: possiamo continuare con il nostro lavoro e la nostra vita credendo di essere tornati in salute. Ma questo potrebbe non essere il caso. Questi medicinali hanno la capacitá di provocare piú danni, che il valore del sollievo momentaneo e sono distruttivi su due livelli: primo, incoraggiano la continuazione del comportamento che ha causato l’infiammazione (ad esempio, sovraccarico delle vertebre e dei muscoli della schiena). Secondo, causano quasi senza eccezione gli eufemisticamente chiamati “effetti collaterali”. A volte questi effetti collaterali potrebbero valerne la pena. Peró c’è sempre un rischio virtuale. Farmaci antidolorifici e antiinfiammatori sono di uso comune, anche troppo comune, e pochi sono davvero consapevoli dei rischi reali ai quali si stanno sottoponendo. Probabilmente, sarebbe meglio sopportare il dolore e andare direttamente alla causa di questo, cambiare stile di vita e perfezionare i propri comportamenti.

Anch’io ho fatto uso profuso di Moment ogni primo giorno del mio ciclo mestruale. Il dolore m’impediva persino di lavorare, a volte. Una o due pastigliette e questo spariva nel giro di mezz’ora, per poi ritornare puntualmente il mese successivo. Da quando ho smesso di mangiare carne, invece, circa 6 anni fa, le fitte sono prontamente sparite. Una grande liberazione! Il farmaco fa effetto, ma è solo temporaneo, ed è questa una delle grandi minacce del nostro tempo: cerchiamo soluzioni veloci per problemi dei quali non si capisce l’origine e ancor meno se ne comprendono le conseguenze. E la medicina di oggi, maestosa e brillante, ci offre esattamente quello che il nostro istinto ricerca – sollievo immediato dei sensi. Soluzioni rapide di qualsiasi tipo raramente portano benefici a lungo termine. Un esempio chiaro è il fast-food, quando abbiamo fame, è facile cadere nella trappola del consumo di qualcosa di veloce, ma ci fa bene abusare di questa invenzione? Credo che tutti noi conosciamo la risposta. Consumare droghe ricreazionali ci fa sentire euforici, ma quanto puó durare? E che dire dell’alcool? È piacevole passare una serata e esagerare con questa sostanza, ma come ci sentiamo il giorno dopo? E cosa dire dei problemi a lungo termine derivanti dall’abuso di alcool e droghe?

Descrizione del processo infiammativo – Come risultato di una lesione o ferita provocate da agenti estranei all’organismo o a causa di un trauma, ad esempio un osso rotto, un morso di un insetto o una reazione ad un’infezione batterica, le cellule del tessuto danneggiato producono istamina. L’istamina provoca il mutamento dei minuti vasi sanguigni, i quali rilasciano fluidi all’area ferita. Il flusso sanguigno locale aumenta e trasporta speciali cellule ematiche all’area, la cui specialitá è quella di collezionare sostanze aliene per l’atto eliminativo. Assieme a queste cellule giungono anche fibrinogeni, i quali stimolano la coagulazione. Il coagulo è una risposta naturale e fa da partizione,è come un muro che viene eretto tra l’area infetta e il resto del corpo. La partizione arresta la fuoriuscita dei fluidi, impedisce alla materia morbosa di entrare in contatto con le parti sane, e risulta nel caratteristico gonfiore dell’infiammazione. L’infiammazione è causata da un agente eccitante ed è un comune meccanismo di difesa dell’organismo. Alla luce di ció essa è riconosciuta come un processo intelligente di guarigione.

Il Dr. H. Lindlahr spiega che il corpo non sopprime la crescita e moltiplicazione dei batteri finché la materia morbosa della quale si cibano e sussistono non sia stata consumata e decomposta. Egli afferma che antibiotici e antitossine somministrati in alte dosi durante queste cinque fasi, potrebbero sopprimere l’attivitá microbica e il processo infiammativo prima che quest’ultimo abbia fatto il suo corso riparativo naturale e prima che la materia patologica sia eliminata.

Le 5 fasi dell’infiammazione, secondo il Dr. Lindlahr, sono:

Incubazione – Durante questa fase tossine, materia morbosa e altri eccitanti infiammativi si concentrano in una determinata parte o un organo del corpo. Quando si accumulano in una quantitá tale da interferire con la normale funzione dell’organismo o da mettere in pericolo la salute e la vita, forze vitali si mettono in moto e reagiscono d’emergenza attraverso il processo d’infiammazione.
Aggravamento – Durante il periodo di aggravamento i fagociti inghiottiscono le tossine nel corpo. Questa fase è accompagnata da un corrispondente aumento di temperatura, febbre e infiammazione, finché raggiunge il suo climax, marcato dalla maggiore intensitá dei sintomi febbrili e di dolore.
Distruzione – Disintegrazione di tessuti dovuta all’accumulo di essudati a causa della formazione di pus; sviluppo di ascessi, foruncoli, fistole, irritazione, piaghe e altri sintomi febbrili e d’infiammazione.
Riduzione – Assorbimento ed eliminazione di essudati, pus ecc. accompagnato dall’abbassamento di temperatura, battito cardiaco e altri sintomi d’infiammazione.
Risoluzione o ricostruzione – Quando il periodo di riduzione ha fatto il suo corso completo e le aree affette sono ripulite delle accumulazioni e ostruzioni morbose, la quinta fase è di ricostruzione e riparazione dei tessuti lesi e degli organi danneggiati. Ritorno alla norma.

È estremamente importante non interferire con alcuna fase sopraindicata. La miglior azione è mettersi a riposo cosicché tutta l’energia vitale possa essere reindirizzata al processo di guarigione. Lindlahr spiega cosa potrebbe succedere se ciascuna di queste fasi fosse soppressa.

Soppressione durante le prime due fasi d’infiammazione – Lindlahr spiega che questa pratica involve sempre il pericolo che le tossine non eliminate sovraccarichino organi e parti vitali, predisponendo la fondazione di malattie croniche distruttive.Soppressione durante la terza fase d’infiammazione – Se s’interferisce con il processo durante questa fase, c’è la possibilitá che l’area affetta rimanga danneggiata in modo duraturo e questo lasci gli organi permanentemente invalidati. Soppressione durante la quarta e quinta fase d’infiammazione – Se si blocca o s’interferisce con questi processi di eliminazione prima che vengano portati a termine, le parti affette e gli organi non hanno la possibilitá di ricostruirsi perfettamente. Potrebbero rimanere anormali, paralizzati e la loro funzione invalidata, anche seriamente. Spesso si ritiene l’infiammazione come una “malattia” da venir soppressa, ma in realtá è il processo di guarigione, essa è la “cura”, attraverso cui la natura si sforza a ristabilire la salute! Lasciatemelo ripetere perché questo concetto é troppo importante: L’INFIAMMAZIONE É LA CURA!


La maggior parte dei pazienti potrebbe guarire perfettamente e naturalmente senza l’uso di medicinali. Ad esempio, pazienti con problemi reumatici e di osteoporosi beneficiano grandemente di cambiamenti alimentari; problemi e lesioni alla schiena possono essere trattate efficacemente attraverso terapie manipolative non chimiche come aggiustamenti chiropratici e fisioterapia. La maggior parte dei pazienti, al primo dolore, pretende un effetto immediato, solo cosí si convince che la terapia é efficace, e generalmente gli viene prescritto un antidolorifico – soluzione pratica e decisamente allettante per ambo le parti (medico-paziente).
I medicinali potranno pure offrire rilievo dal dolore, ma raramente promuovono la guarigione e la salute dell’organismo. Al contrario, tutti offrono una serie di effetti collaterali. In uno studio pubblicato dal Journal of Rheumatology, é stato argomentato che il 2,7% dei pazienti* che fanno uso di medicine antiinfiammatorie non-steroidali (come l’ibuprofene) sviluppa serie complicazioni del tratto gastrointestinale superiore. Un altro studio pubblicato nel Journal of the American Medical Association suggerisce che 2,2 milioni di pazienti* ospedalizzati annualmente ripercuotono reazioni avverse serie ai medicinali a loro somministrati. Douglas Lisle, Ph.D. e Alan Goldhamer, D.C., suggeriscono che 106,000 di queste reazioni siano state fatali. Se questo fosse vero, gli effetti collaterali da farmaco sarebbero la sesta causa di morte prematura in America! (The Pleasure Trap, Mastering the Hidden Force that Undermines Health & Happiness, Douglas Lisle, Ph.D., Alan Goldhamer, D.C., 2006)

La scena italiana è un po’ confusa. Secondo l’enciclopedia Treccani cit. “In Italia, da anni le segnalazioni di ADR (Adverse Drug Reaction) sono più basse rispetto a quelle rilevate in altri Paesi. Dal 2001 al 2005 le segnalazioni annue hanno oscillato tra 6000 e 7000, con differenze importanti da regione a regione e con un tasso largamente al di sotto dell’obiettivo ottimale di 30 per 100.000 abitanti raccomandato dall’OMS. Almeno in teoria, il numero ridotto di segnalazioni può essere spiegato con differenze genetiche che rendono gli italiani più resistenti ai danni da farmaci, per es. per un assetto particolare di un pool di enzimi che metabolizzano i farmaci, ma è un’ipotesi che riscuote poca fortuna tra gli studiosi. È più facile che i medici italiani facciano semplicemente meno segnalazioni di ADR, magari solo perché non tendono ad attribuire a un farmaco la responsabilità del problema che assilla il malato.” (http://www.treccani.it/enciclopedia/danno-da-farmaci_%28XXI_Secolo%29/) Mio parere – È possibile che tra tutti gli esseri umani della terra, noi italiani abbiamo la fortuna di possedere una pool di enzimi cosí specifica che ci permette di metabolizzare efficacemente droghe sintetiche dell’ultimo millennio? La teoria che a noi italiani sarebbe concessa la grazia divina dell’uso di medicinali è, a mio parere, pretenziosa. Chiaramente è difficile riconoscere un sintomo e verificare esattamente che questo derivi dal farmaco, ancor meno se dei farmaci si fa un mix. Non solo dobbiamo renderci conto che il nostro sintomo derivi dal medicinale, ma lo dobbiamo riportare al medico di base, sará poi egli ad informare la Rete Nazionale di Farmacovigilanza, non noi direttamente.
E ancora, un caso interessante – mia nonna: da quando sono piccola, la vedo ogni giorno prendere 7-10-14 pillole…al giorno! E negli anni non migliora, anzi. Sempre piú interventi, sempre piú medicine, sempre piú visite mediche sono previste. E da poco, anche un tumore della pelle. Potrá pur essere che quest’ultimo sia il risultato di 10-20-30 (E chi li conta piú?) anni di consumo (abuso?) di medicinali per malattie di cui si conosce solo l’etichetta? Secondo l’Igienismo tutte le malattie hanno la stessa origine: tossiemia e tossicosi (vedi anche l’articolo Tossiemia e tossicosi: precursori di tutte le malattie) e la malattia si sviluppa attraverso sette fasi: enervazione, tossicosi, irritazione, infiammazione, ulcerazione, indurimento, cancro. O sará colpa di una disfunzione di corpo “invecchiato”? A voi il parere.

La maggior parte delle malattie odierne derivano dall’eccesso. Ad ogni disturbo crediamo di dover aggiungere qualcosa, quando è la sovrabbondanza (di cibo, di tossine, di stimolanti, di droghe ecc.) che ha causato il problema. La soluzione è davvero semplice, forse anche troppo semplice: togliere, sottrarre, ma il desiderio di “fare qualcosa”, invece di smettere di fare qualcosa, pare essere la propensione umana.

Colgo l’occasione per ribadire che non abbiamo una malattia qui o lí. La malattia è il sintomo di un malessere generale, lo sfogo ponderato di un organismo esperto: il corpo umano. Febbre, diarrea, vomito, infiammazione sono solitamente i nostri alleati, la risposta intelligente del nostro organismo, ai quali deve essere lasciato il tempo di fare corso – naturalmente, senza l’impedimento dei medicinali. Digiuno o semi-digiuno e tanto riposo fisico, mentale, sessuale ed emozionale sono in generale richiesti dallo stesso corpo.

La veritá è che la maggior parte dei disturbi che minacciano la nostra salute e quella dei nostri cari è prevenibile, ma non efficacemente curabile (secondo i metodi convenzionali). Se decidiamo di prendere azioni preventive, elimineremo le cause delle infermitá ancora prima che danneggino irreversibilmente il nostro organismo.

Noi e i nostri cari dobbiamo prendere coscienza e consapevolezza che la nostra salute è in primo luogo nelle nostre mani. La salute è la conseguenza naturale e spontanea di una vita salutare. Abbiamo la possibilitá di agire. Ora. Abbiamo la possibiliá di scelta, per il nostro futuro e quello dei nostri figli. Abbiamo il diritto ad una vita lunga, una vita gioiosa e serena, libera dalle malattie. Ci vuole coraggio per cambiare e non è semplice. Puó sembrare impossibile e istintivamente non allettante, certo alle volte dobbiamo rinunciare al piacere immediato, e metterci tutta la forza, spendere energia, ma solo per una grandissimo guadagno futuro, il valore piú importante della vita: la salute. Senza questa, nulla e proprio nulla ha piú senso.


Link

Bail-in e bail-out: chi può si salvi i propri risparmi! ATTENZIONE ALLE RAPINE LEGALIZZATE!

banda bassDal primo gennaio scorso è in vigore la nuova normativa europea sui salvataggi dei grandi gruppi bancari. Ecco che cosa cambia con le nuove regole
Il 1 gennaio del 2015 è entrata in vigore la nuova normativa europea ­ Bank Resolution Recovery Directive o BRRD ­ sui salvataggi dei grandi gruppi bancari.
Una direttiva pensata per evitare che future crisi bancarie possano nuovamente pesare sulla comunità, dopo che la bolla dei subprime ha comportato un gigantesco travaso di soldi dal pubblico al privato, o specularmente di debiti dal privato al pubblico.  167 miliardi di euro il costo per la Gran Bretagna, 144 miliardi per la “virtuosa” Germania, unicamente per le procedure di bail out, ovvero il denaro fresco direttamente versato nelle banche. Cifre che si potrebbero mettere a confronto con le richieste avanzate oggi dalle istituzioni europee alla Grecia, soprattutto considerando, oltre alle somme in sé, l’assenza di ogni condizione o richiesta per inondare le banche di soldi, e considerando anche che i bail out sono unicamente una parte delle risorse messe a disposizione delle banche per tenerle a galla (dagli oltre 1.000 miliardi di euro prestati a un tasso dell’1% dalla BCE, ai tassi di riferimento portati praticamente a zero, al rilancio delle cartolarizzazioni, al quantitative easing e chi più ne ha più ne metta).
Banda Bassotti
A differenza del bail out, ovvero “salvataggio esterno”, il nuovo meccanismo previsto è il bail in, a indicare un salvataggio con risorse interne alla banca stessa.Semplificando, in caso di crisi saranno gli azionisti i primi a rimetterci per ripianare le perdite; tocca poi ai detentori di obbligazioni, e in ultimo eventualmente ai clienti, ovvero a chi ha un conto corrente, anche se unicamente quelli con maggiori disponibilità, in quanto le normative nazionali continuano a offrire una garanzia pubblica sui conti correnti fino a 100.000 euro circa. (Per maggiori informazioni sul funzionamento della BRRD scarica il pdf Too big to fail (TBTF) in the European Union di Finance Watch) Un’impostazione sicuramente più condivisibile della precedente. Comprare azioni significa detenere capitale di rischio e diventare proprietario di una parte – per quanto piccola – di un’impresa; l’acquisto di obbligazioni comporta un rischio di insolvenza; chi apre un conto corrente ha responsabilità sicuramente minori, ma decide comunque volontariamente di rivolgersi a un certo istituto, a differenza di un contribuente che si trovava costretto, con il precedente sistema, a contribuire suo malgrado ai salvataggi.
Bassotti tre
Il nuovo sistema dovrebbe anche ridurre il cosiddetto azzardo morale che contraddistingue i bail out: se so di avere un paracadute pubblico, il mio comportamento razionale è quello di assumermi sempre più rischi: finché le cose vanno bene i profitti sono privati, in caso contrario si socializzano le perdite. Con il bail in, azionisti, obbligazionisti e clienti, nell’ordine, dovrebbero invece essere più sensibili e attenti ed esercitare un controllo informato sull’operato della banca. Tutto bene, quindi? In realtà le perplessità sono diverse. La prima è legata agli attuali rapporti di forza tra manager e azionisti: i primi prendono le decisioni, ma sono i secondi a rischiare in caso di perdite. Questo è vero in particolare per la massa di piccoli azionisti che non ha nessun potere di controllo o di influenza sull’operato della banca. Per i gruppi di maggiori dimensioni, gran parte del capitale azionario e obbligazionario è polverizzato tra centinaia di migliaia o milioni di piccoli risparmiatori che spesso versano una quota in un fondo pensione o un fondo di investimento e non sanno nemmeno di detenere un’azione o un’obbligazione della banca in questione.
bass r

Sarebbe auspicabile, ma è difficile pensare che il nuovo meccanismo possa portare lavoratori e risparmiatori a informarsi puntualmente e agire di conseguenza, e più in generale a un nuovo modello di governance in cui venga rimesso in discussione il rapporto di forza tra piccoli azionisti e top manager. Non saranno forse i contribuenti a pagare in caso di crisi, ma parliamo comunque di una moltitudine di lavoratori e di fatto di una socializzazione di eventuali perdite bancarie, mentre tramite stipendi milionari e bonus gran parte dei profitti rimangono in poche mani private. In ogni scandalo e truffa recenti (subprime, Libor, Euribor, mercato delle valute, ecc…) – le multe e sanzioni non sono ricadute su banchieri e top management ma sulle banche in generale, che ne scaricano poi il costo su azionisti e risparmiatori. In altre parole, il solo passare dal bail out al bail in non sposta di molto il problema dell’azzardo morale: chi prende le decisioni vede i propri profitti aumentare se le cose vanno bene ma non paga di tasca propria quando vanno male.
In secondo luogo le banche di maggiori dimensioni non trattano unicamente azioni, obbligazioni e conti correnti, ma lavorano con una pletora di strumenti e società collegate. Sono legate a doppio filo a società che di fatto svolgono un ruolo simile a quello delle banche ma non sono sottoposte alla regolamentazione e vigilanza bancaria: il cosiddetto sistema bancario ombra. Nel momento in cui azionisti e grandi clienti rischiano di subire delle perdite, si potrebbe profilare un incentivo per le banche a dare ai propri migliori clienti una qualche scappatoia e a spostare sempre più attivi nell’ombra. Più in generale, in assenza di una severa regolamentazione, con l’introduzione del bail in si potrebbe verificare un’ulteriore espansione dello shadow banking che nella sola UE ha raggiunto i 23,5mila miliardi di euro, una crescita impressionante anche dai 17mila miliardi del 2007, allo scoppio della crisi. In maniera per alcuni versi analoga preoccupa l’esenzione dal bail in di alcune tipologie di strumenti finanziari, in primo luogo dei derivati OTC, ovvero negoziati fuori borsa. Un’esenzione che potrebbe rappresentare un incentivo per gli investitori a spostarsi su strumenti che non verrebbero toccati in caso di crisi bancaria. (Per maggiori informazioni su sistema bancario ombra e derivati OTC rispetto al bail in, scarica il pdf Report on the Bank Resolution Recovery Proposal of the European Commission di Finance Watch)
Ancora prima, la questione centrale è che si continua a intervenire a valle: tutta l’attenzione è concentrata su cosa fare in caso di disastri, mentre su come prevenirli si va avanti con il freno a mano tirato. Alcune banche sono troppo grandi per fallire (too big to fail) senza rappresentare una minaccia per l’insieme dell’economia, o sono troppo interconnesse al resto del sistema finanziario (too interconnected to fail). In che modo il bail in potrebbe evitare il rischio di contagio che ha trasformato la bolla dei subprime in una crisi di fiducia e finanziaria globali? Proposte in  tale direzione nell’UE, dalla separazione tra banche commerciali e di investimento alla regolamentazione del sistema ombra a diverse altre, sono però impantanate tra veti incrociati dei singoli Paesi ed enormi pressioni delle lobby del settore.
bass 4
Citando la recente Enciclica di Papa Francesco, “il salvataggio ad ogni costo delle banche, facendo pagare il prezzo alla popolazione, senza la ferma decisione di rivedere e riformare l’intero sistema, riafferma un dominio assoluto della finanza che non ha futuro e che potrà solo generare nuove crisi dopo una lunga, costosa e apparente cura.”[5] Il bail in può forse essere un passo avanti rispetto al bail out, ma non rimette in discussione l’impianto di base. Servono interventi normativi ex­-ante, non ex-­post. Discutiamo pure di come raccogliere i cocci al prossimo disastro finanziario, ma sarebbe forse il caso di interrogarsi su come evitare che tali disastri si ripetano con una tale frequenza.
Andrea Baranes ,3 luglio 2015   (Articolo pubblicato su nonconimieisoldi.org  e rilanciato da sbilanciamoci !!)
Bassotti treEthan.

domenica 13 dicembre 2015

MONSANTO ANDRÀ A PROCESSO PER CRIMINI CONTRO L’AMBIENTE E L’UMANITÀ (VIDEO)

monsanto tribunal
Monsanto, multinazionale produttrice di sementi OGM e del discusso erbicida Roundup, presto si troverà sotto processo, anche se solo in modo “simbolico”, con l’accusa di crimini contro l’ambiente e l’umanità.
Il processo contro Monsanto si svolgerà all’Aja dal 12 al 16 ottobre 2016. Tra gli organizzatori dell’iniziativa troviamo Vandana Shiva, con l’associazione Navdanya, Organic Consumers Association, la Federazione Internazionale IFOAM e altre decine di organizzazioni e associazioni ambientaliste, gruppi sociali e cittadini.
Il gruppo ritiene che Monsanto sia responsabile di un vero e proprio ecocidio. Il culmine del processo sarà il prossimo 16 ottobre, in occasione della Giornata Mondiale del Cibo. In particolare i sostenitori del processo sottolineano che Monsanto negli ultimi decenni si è occupata di realizzare prodotti altamente tossici che hanno danneggiato l’ambiente e causato la morte di migliaia di persone.
PCB: sostanza che mette in pericolo gli animali e la fertilità umana.
2,4,5-T: componente che è stato utilizzato per la produzione dell’Agente Arancio durante la guerra del Vietnam e che continua a causare tumori e malformazioni alla nascita.
Roundup: l’erbicida più utilizzato nel mondo, fonte di scandalo ambientale e grave minaccia per la salute. Si tratta di un erbicida a base di glifosato, una sostanza ora riconosciuta dall’OMS come probabile cancerogeno umano.
Lasso: un erbicida ora proibito in Europa.
Il giudizio nei confronti di Monsanto si baserà sui principi dedicati alle imprese e ai diritti umani adottati dall’ONU nel 2011. Verrà richiesto il riconoscimento del crimine di ecocidio e della responsabilità penale della multinazionale per i danni causati alla popolazione.
Al lavoro per valutare l’operato di Monsanto si troveranno dei veri professionisti, compresi avvocati e giuristi, anche se il verdetto finale non avrà un valore legale. La speranza è che l’iniziativa possa smuovere le coscienze e portare ad aprire gli occhi chi ancora difende Monsanto.
La multinazionale degli erbicidi e degli OGM pagherà mai per i propri crimini verso l’ambiente e l’umanità?
Per maggiori informazioni, potete consultare il sito ufficiale dell’iniziativa,Monsanto Tribunal, e guardare il video.
Marta Albè
Fonte foto: Cdn
Leggi anche:

La Monsanto sarà processata per crimini contro l'umanità!



monsanto
La Monsanto sarà processata per crimini contro l'umanità
La multinazionale Monsanto sarà processata da un gruppo internazionale di giuristi. Il procedimento, che si terrà dal 12 al 16 ottobre 2016 all’Aja nei Paesi Bassi, non avrà valore legale, ma sarà un’occasione per accertare le violazioni dell’azienda sull’ambiente e sulla salute delle persone. Il processo è stato organizzato dalla fondazione Tribunal Monsanto.

L’iniziativa del Tribunale di Monsantoderiva da una coalizione rappresentante tutti i settori della società civile e include nel suo comitato guida, Vandana Shiva di Navdanya, il precedente ministro francese dell’ambiente Corinne Lepage, la giornalista  e autrice del documentario (il mondo secondo Monsanto) Marie-Monique Robin, il biologo molecolare e tossicologo ricercatore delle tossicità del GMO e degli erbicidi glifosati Giles-Eric Séralini, Hans herren del Millennium Institute e il precedente Rappresentante Speciale dei diritti alimentari dell’ONU Olivier De Schutter.

“Monsanto – si legge in un comunicato dell' Institute of Science in Society è l’elemento portante dei peggiori eccessi dell’agricoltura industriale: avvelenando la gente e il pianeta per mezzo di agrochimici, causando malattie e morte e accelerando la perdita della biodiversità e contribuendo massicciamente al riscaldamento globale dovuto alla sua pesante dipendenza dai carburanti fossili e di conseguenza alla distruzione delle foreste e delle praterie”.

Fin dall’inizio del secolo scorso, Monsanto ha sviluppato e venduto prodotti altamente tossici inclusi PCBs ( Policlorobifenili) che è uno dei 12 Inquinanti Organici (POPs) che incidono  sulla fertilità umana e animale; 2,4,5,T (2,4,5 Acido triclorofenossiacetico), una diossina che contiene componenti dell’ Agente Arancio, utilizzato dall’esercito americano durante la guerra del Vietnam e che tutt’oggi continua a causare malformazioni alla nascita e cancro, Lasso, un erbicida contenente un ingrediente attivo bandito dall’Europa dal 2006 e classificato come probabile cancerogeno umano dall ‘EPA;  e il Roundup/ glifosato “la fonte del piu grande scandalo per la salute e l’ambiente nella storia moderna”, e falsamente considerato dalla Monsanto come innocuo e sicuro e che altro non è che l’erbicida più utilizzato . Questo ha causato ondate sempre crescenti di malformazioni alla nascita, cancro, malattie neonatali fatali, sterilità e dozzine di altre malattie.

Monsanto è accusata di aver persistentemente ignorato i danni sulla salute e ambientalicausati dai suoi prodotti attraverso una strategia di accordi sistematici: facendo pressioni sulle agenzie di controllo e agenzie governative, corrompendo, finanziando studi scientifici fraudolenti, manipolando la stampa e i Media ecc.

Il Tribunale Monsanto all’Aja valuterà le accuse contro la società e per valutare i danni causati, il Tribunale si affiderà ai “Principi guida sui Diritti Umani e Commerciali” adottata dalle Nazioni Unite nel 2011. Dibatterà anche sulla potenziale responsabilità criminale della società, sulla base dello Statuto di Roma che ha creato la Corte Internazionale contro i crimini all’Aja nel 2002 e considererà se una riforma della legge internazionale contro i crimini possa includere i crimini contro l’ambiente o l’ecocidio, come atto criminale perseguibile.


                                                                                                                                                                         

Prodotti Consigliati

Il mondo secondo Monsanto  Marie-Monique Robin   Arianna Editrice

Il mondo secondo Monsanto

Dalla diossina agli OGM: storia di una multinazionale che vi vuole bene

Monsanto è leader mondiale nella produzione degli Organismi Geneticamete Modificati (OGM) ed è una delle aziende più controverse della storia industriale.Dalla sua fondazione nel 1901, la multinazionale di Saint Louis ha accumulato diversi processi a proprio carico, a causa della tossicità dei prodotti che impone al… Continua »
Pagine: 443, Tipologia: Libro cartaceo, Editore: Arianna Editrice
18,60 €
Il mondo secondo Monsanto (ebook)  Marie-Monique Robin   Arianna Editrice

Il mondo secondo Monsanto (ebook)

Dalla diossina agli OGM: storia di una multinazionale che vi vuole bene

Pagine: 468, Tipologia: E-book, Editore: Arianna Editrice
9,30 €

mercoledì 9 dicembre 2015

NUOVO STUDIO CORRELA L’INCREMENTO DEI CASI DI AUTISMO CON IL DNA FETALE UMANO NEI VACCINI







Aggiornamento fonti ottobre 2015




Un nuovo studio pubblicato sul numero di settembre 2014 del Journal of Public Health and Epidemiology rivela una significativa correlazione tra il disturbo autistico (AD) e i vaccini MPR (morbillo, parotite e rosolia), quello contro la varicella e quello contro l’epatite-A.
http://soundchoice.org/scpiJournalPubHealthEpidem092014.pdf


Utilizzando l’analisi statistica e i dati forniti dai governi di Stati Uniti, Regno Unito, Danimarca e Australia occidentale, gli scienziati del Sound Choice Pharmaceutical Institute (SCPI) hanno trovato che l’aumento nella diffusione dell’autismo corrisponde all’introduzione di vaccini che utilizzano cellule umane fetali abortive e contaminanti retrovirali.


Ancora più allarmante quanto afferma la Dr Theresa Deisher, autrice dello studio, laureata in Fisiologia Cellulare e Molecolare presso la Stanford University e fondatrice dello SCPI:





“I vaccini contaminati da cellule umane fetali non solo sono associati con disturbo autistico in tutto il mondo, ma anche con un’epidemia di leucemia infantile e linfomi.”


Un nuovo studio quindi – che arriva contemporaneamente alle notizia che il CDC ha deliberatamente nascosto la prova del significativo aumento di autismo tra i bambini afro-americani che erano stati vaccinati prima di 36 mesi di età. – solleva seri interrogativi sulla sicurezza dei vaccini, in particolare per la presenza in essi di cellule umane fetali abortive. Ancora un nuovo studio di cui in Italia non avremo notizia dalla stampa ufficiale, un nuovo studio che sembra non interessare nessuno.




Da parte nostra crediamo che le scoperte dello studio dovrebbero produrre quantomeno un’inchiesta immediata da parte della FDA, se non un aperto divieto dell’uso di cellule umane fetali abortive come substrato per la produzione di vaccini.


Aggiornamento fonti Ottobre 2015
Helen Ratajczak, ricercatrice della Boehringer Ingelheim Pharmaceuticals, ha mostrato come l’utilizzo di vaccini coltivati in tessuti umani sia correlabile all’autismo.
Infatti il picco di autismo si raggiunse nel 1995 quando il vaccino della varicella fu allevato in tessuti fetali umani. L’articolo è stato pubblicato su Pubmed.
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21299355
La CBS News ha riportato: “L’articolo sul Journal of Immunotoxicology è intitolato Theoretical aspects of autism: causes–a review. L’autore è Helen Ratajczak.
Ratajczak ha fatto ciò che nessun’altro si era mai preso la briga di fare: ha rivisto tutto ciò che a partire dal 1943 era stato pubblicato sull’autismo.



La Dr. Ratajczak riferisce che quando i produttori di vaccini hanno dovuto eliminare il thimerosal dai vaccini (con l’eccezione dei vaccini contro l’influenza che ancora contengono thimerosal), hanno cominciato a produrre alcuni vaccini utilizzando tessuti umani.
L’utilizzo di tessuti umani secondo la Ratajczak riguarda attualmente 23 vaccini. Nel suo studio ha discusso l’aumento di incidenza dell’autismo in corrispondenza con l’introduzione di DNA umano nel vaccino MMR, e suggerisce che le due cose potrebbero essere collegate.”


Le pagine della revisione contengono un dettaglio che difficilmente poteva passare inosservato; cinque parole che rivelano uno dei segreti più aberranti di Big Pharma, delle aziende farmaceutiche: “allevato in tessuti fetali umani”.


A pagina 70 si legge:
“Un aumento aggiuntivo del picco di autismo si raggiunse nel 1995 quando il vaccino della varicella fu allevato in tessuti fetali umani”.


La maggior parte di noi è del tutto ignara che le cellule di coltura umana usate per allevare i virus dei vaccini derivano da feti abortivi da decenni ormai e chi li produce è ben felice che il pubblico continui ad ignorarlo, perché sa che questo non potrebbe essere accettato dalla gente sia per le ignote conseguenze per la nostra salute che per il credo religioso di molti.


Perché il DNA umano potrebbe potenzialmente causare danni al cervello?


Così Ratajczak ha spiegato: “Perché il DNA è umano e destinatari sono gli esseri umani, quel DNA è incorporato nel DNA ospite.


Cambiare tutto questo è controproducente. Dove si manifesta maggiormente? Nel cervello,le infiammazioni procedono,alterando e uccidendo i neuroni.



Il vaccino contro la varicella non è l’unico prodotto in questo modo e, secondo il Sound Choice Pharmaceutical Institute (SCPI), i seguenti 24 vaccini sono prodotti usando cellule provenienti da feti abortivi e/o contenenti DNA, proteine, o frammenti cellulari di colture di cellule coltivate derivate da feti umani abortivi:
Polio PolioVax, Pentacel, DT Polio Absorbed, Quadracel (Sanofi)
Measles, Mumps, Rubella MMR II, Meruvax II, MRVax, Biovax, ProQuad, MMR-V (Merck)
Priorix, Erolalix (GlaxoSmithKline)
Varicella (Chickenpox and Shingles) Varivax, ProQuad, MMR-V, Zostavax (Merck)
Varilix (GlaxoSmithKline)
Hepatitis A Vaqta (Merck)
Havrix, Twinrix (GlaxoSmithKine)
Avaxim, Vivaxim (Sanofi)
Epaxal (Crucell/Berna)
Rabies Imovax (Sanofi)


La (NNII) ha pubblicato sul suo sito un articolo che spiega le motivazione dell’uso di feti umani abortivi per la produzione dei vaccini e descrive questa “tecnica”.





L’articolo afferma che i feti in questione non sono stati abortiti con lo scopo di effettuare ricerca e produrre vaccini, né sono stati i biologi a praticare essi stessi gli aborti; si dilunga nello spiegare come sia difficile e complicato produrre questi farmaci:
“La produzione di farmaci biologici (per esempio vaccini, anticorpi, ecc) è molto più difficile di quanto sia quella di farmaci chimici (ad esempio, la penicillina o aspirina). Inoltre, alcuni vaccini sono più complessi da realizzare rispetto ad altri. I batteri compresi nei in vaccini batterici possono essere coltivati in semplici colture di laboratorio, ma la crescita del virus richiede cellule viventi.
I virus non possono riprodursi da soli. Essi richiedono un ospite vivente in cui crescere, come gli embrioni di pollo, e le cellule da animali che sono cresciuti in coltura. Le aziende che producono i vaccini attualmente hanno poche opzioni per la coltura virale, a causa di valide ragioni farmaceutiche e per motivi di sicurezza. Per esempio, nel caso della varicella, il virus non cresce bene nella maggior parte delle cellule se non in quelle umane. Inoltre, le cellule umane sono da preferire perché le cellule derivate da organi di animali a volte possono portare virus animali che potrebbero danneggiare le persone“.



E’ assolutamente possibile preparare vaccini virali senza l’uso di cellule umane e animali, come prova l’attuale vaccino contro l’epatite B che usa cellule di lieviti.


Perchè quindi i produttori non lo fanno, optando invece per metodi più controversi?


Anche il sito ABC News discute della questione, essendo un problema sia dal punto di vista della salute che da quello etico.
http://abcnews.go.com/Health/aborted-fetuses-vaccines/story?id=29005539


Concludo con le parole del Dr. Mercola:


”Ci poniamo quindi alcune semplici domande: possibile che tutto questo non preoccupi e non interessi nessuno? Perché un silenzio così assordante su un tema così grave? Possibile che abbia così poca importanza sapere quale tipo di proteine umane, DNA, sostanze chimiche e tossine possano essere contenute in prodotti che iniettiamo nei nostri neonati, nei nostri bambini? Può il profitto davvero giustificare anche questo?”


Fonte www.vacciniinforma.it/?p=1389