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sabato 31 ottobre 2015

COSA SONO REALMENTE I PARTITI E COME CREANO DITTATURE MASCHERATE. PARTITI E INGANNO.

COSA SONO REALMENTE I PARTITI E COME CREANO DITTATURE MASCHERATE.
                                                   PARTITI E INGANNO.
Di Antonella Randazzo.
I partiti hanno lo scopo principale di sottrarre la sovranità al popolo, facendogli credere di averla.
Si tratta di un metodo che ad oggi ha avuto una certa efficacia grazie a tecniche di manipolazione mentale usando la propaganda mediatica sempre più influente più che in passato.

Tanti anni di propaganda hanno convinto molti occidentali che il sistema multipartitico è "democratico" poiché permette a tutti di fare una scelta. Le dittature sono state associate al partito unico, e dunque le democrazie al multipartitismo.

Ma cosa sono davvero i Partiti? Possono davvero di per sé garantire la democrazia?
In realtà i Partiti non sono affatto istituzioni democratiche, al contrario, sono formazioni rigide e autoritarie, con una struttura piramidale di potere.

Chi sta al vertice prende le decisioni più importanti e le impone in virtù del principio di autorità, curandosi che tale assetto possa essere accettato grazie alla fascinazione ideologica. In armonia con le caratteristiche del sistema nel suo complesso, che vede il prevalere del più ricco, i Partiti seguono la volontà di chi li finanzia.
Anche se cambiano nome o logo, rimangono sostanzialmente gli stessi perché le persone che li controllano non cambiano. Il sistema partitico impedisce ai cittadini la libera scelta dei propri candidati politici, imponendoli dall'alto e ostacolando la candidatura di troppe persone oneste o incorruttibili (ne bastano pochissime di queste, tanto per dare una buona parvenza).

I partiti hanno lo scopo principale di sottrarre la sovranità al popolo, facendogli credere di averla. Si tratta di un metodo che ad oggi ha avuto una certa efficacia grazie a tecniche di manipolazione mentale. La vera natura dei Partiti viene accuratamente nascosta grazie a meccanismi sofisticati di propaganda. Da molto tempo chi detiene il potere si cura anche di accrescere le proprie conoscenze per manipolare la mente.

I trucchi della politica risalgono all'età antica, ma le tecniche sofisticate di persuasione, e il potere di incidere sulla psiche senza che la vittima ne abbia la consapevolezza, sono acquisizioni recenti, dovute allo sviluppo delle conoscenze psicologiche e sociologiche e dei mezzi di comunicazione di massa. Molti sanno dell'esistenza di ricerche finalizzate ad acquisire maggiore conoscenza dei meccanismi utili al controllo del comportamento umano. Ad esempio, a Londra, nell'Istituto Tavistock venivano messe a punto tecniche di manipolazione mentale.

Nel 1961, l'agente del Tavistock Aldous Huxley, durante una conferenza alla Scuola Medica di San Francisco disse: "(Occorre) produrre una sorta di campo di concentramento indolore per intere società, in modo che la gente sarà privata delle proprie libertà, ma sarà felice di ciò, perché sarà dissuasa da ogni desiderio di ribellarsi - attraverso la propaganda, o il lavaggio del cervello".
Come disse lo psicologo Edward Bernays: "Se conosci i meccanismi e le logiche che regolano il comportamento di un gruppo puoi controllare e irreggimentare le masse a tuo piacimento e a loro insaputa".(1)
Grazie ai meccanismi di propaganda, i Partiti non soltanto promuovono i candidati da loro scelti, ma organizzano anche iniziative per creare affezione verso questi candidati. Oggi esistono gli spin doctors ("dottori del raggiro"), ovvero i professionisti dell'inganno politico. Essi puntano a capire come passivizzare le potenzialità intellettive autonome dei cittadini, per eludere gli aspetti più importanti con cui il candidato dovrebbe confrontarsi, come la guerra, il saccheggio operato dalle banche attraverso il signoraggio, le leggi che sfruttano il lavoro o impediscono una vera democrazia, ecc. Si cerca di manipolare l'attenzione e di limitare le reazioni dei cittadini. Durante le campagne elettorali si dispiega un enorme apparato fatto di consulenti ed esperti di mercato politico, agenzie di fotografi, grafici, copywriter, sondaggisti, istituti per il monitoraggio dell’elettorato, truccatori, insegnanti di recitazione, e può essere utilizzato perfino un team di psichiatri, psicologi e sociologi. Le tecniche di propaganda e di persuasione sono tantissime. In Italia, da quando c'è stata la discesa in campo di Silvio Berlusconi, anche la propaganda elettorale ha avuto un cambiamento: la nota vanità del personaggio lo induceva ad arricchire le scene con canti, bagni di folla, battute scherzose, barzellette, acclamazioni, invocazioni, provocazioni, ostentazione di vallette, attricette, ecc. Tutto questo per "comunicare" cos'è vincente e come diventare un vincente, evitando accuratamente argomenti come il falso in bilancio e le tante indagini giudiziarie a carico di alcuni soggetti candidati di “Forza Italia”.
Le campagne politiche vengono oggi sempre più banalizzate, spettacolarizzate e ridotte agli aspetti superficiali. Si sceglie una comunicazione che punta all'emotività, agli aspetti percettivi, mettendo in secondo piano la vera empatia, l'autentica preoccupazione per il futuro del paese, o l'umiltà di ammettere la difficoltà di costruite un futuro e di risolvere i problemi.
Le tecniche mediatiche di inganno sono tantissime: la disinformazione, la selezione degli argomenti, la creazione di eventi mediali propagandistici, l'uso di parole efficaci o di artifici linguistici, ecc. Vengono utilizzati segni e simboli anche in modo subliminale, per condizionarci ad apprendere un determinato modo di pensare e a fare determinate associazioni. Tali condizionamenti mirano a modificare lo stato mentale, stimolando risposte automatiche evocate dalle struttura profonde della coscienza, che attivano meccanismi comportamentali immediati di azione e reazione.
I politici scelti dai Partiti sono lontani dalla cittadinanza ma tendono a negarlo mettendosi dalla parte del cittadino comune e denunciando alcuni aspetti del sistema che gli elettori non accettano, come il lavoro precario o l'aumento delle tasse. Ma si tratta di pura persuasione emotiva, dato che poi le stesse persone che denunciano i problemi, una volta elette, non mostreranno alcuna intenzione di risolverli, giustificandosi dando la colpa a qualcun altro.
Negli Stati Uniti, durante le campagne elettorali, avviene anche una forte selezione degli argomenti da dibattere. Ad esempio, nelle ultime elezioni statunitensi, Karl Rove si occupò della campagna elettorale del presidente Bush, manipolando con successo l'attenzione dell'opinione pubblica. Durante la campagna elettorale la gente venne investita da una dose massiccia di predicazioni religiose, in cui questioni morali teoriche e opinabili furono presentate come importantissime per il futuro del paese. Furono utilizzate le reti televisive della destra cristiana per portare avanti battaglie contro l'aborto, i matrimoni gay e contro i "liberals", indicati come un pericolo per le radici cristiane degli Stati Uniti. Questi argomenti furono trattati su tutti i media, e occuparono tutti gli spazi, impedendo di trattare i veri problemi delle famiglie americane. E i veri problemi da trattare sarebbero stati parecchi: l'economia che andava alla deriva, i salari che si abbassavano, il lavoro che diventava sempre più precario, la politica di governo che si interessava soltanto delle questioni che riguardavano le imprese, le guerre americane che sottraevano risorse allo sviluppo del paese, la disoccupazione, ecc. Tutti problemi gravissimi, ma dirottati fuori dall'attenzione pubblica.

I personaggi politici vengono "venduti" come un prodotto, e prevale chi evoca maggiori emozioni o suscita maggiore fiducia. Si punta soprattutto all'immagine del personaggio o alla percezione superficiale che se ne può avere. La comunicazione di massa amplifica aspetti irrisori rispetto al ruolo che si ricoprirà, come la fotogenia o la capacità di gestire l'immagine mediatica. Secondo il filosofo Jürgen Habermas, oggi i mass media hanno rifeudalizzato la politica, trasformandola in uno spettacolo controllato, dal quale la massa è esclusa, essendo solamente un canale da cui i Partiti possono ricavare informazioni sull'efficacia delle tecniche mediatiche in grado di far convergere il consenso. In tal modo viene distrutto ciò che la politica dovrebbe essere per i cittadini, ossia il terreno per gestire gli aspetti comuni, per aiutare i più deboli e per incrementare lo sviluppo materiale e morale di un popolo. Tutto questo viene svilito all'interno della politica-spettacolo, allegra e colorata, ma che nasconde la miseria di essere manipolata da pochissime persone, incuranti del danno che provocano alla maggior parte della popolazione.

Per difendersi dalla comunicazione persuasiva occorre un livello di autoconsapevolezza e di riconoscimento delle strutture di potere che è difficile da acquisire attingendo dalla realtà mediatica, e dunque richiede un impegno culturale e cognitivo che non tutte le persone possono avere.
E' proprio su questo che si basa l'attuale potere: la comunicazione prevalente è quella di "massa" e soltanto pochi potranno smascherare le strutture di potere. Come scrisse il filosofo Guido Calogero: " (il nemico) o solleva il clamore dello scandalo, cercando di screditare il disturbatore agli occhi dei benpensanti, come stravagante autore di discorsi sconvenienti; oppure organizza la congiura del silenzio, affinché le sue idee non siano conosciute che dal minor numero possibile di lettori".

Un potere politico che, come diceva Michel Foucault, produce il sapere, ma all'interno di una “polizia discorsiva” che controlla la mente di individui disciplinati e disillusi, e attraverso il linguaggio perpetua le strutture di potere. Foucault parla di “comunicazione-guerriglia”, fatta di varie tecniche: il significato distorto, capovolto, l’affermazione sovversiva, l'etichetta stereotipata, il nome multiplo, il plagio, la falsa promessa, ecc. Lo scopo è sempre quello di eliminare il pensiero critico, troppo pericoloso per chi deve dominare.
I media vengono utilizzati massicciamente dai partiti per ogni occorrenza, oltre che per promuovere i candidati politici, anche per infamare chi denuncia l'iniquità e l'antidemocraticità dell'attuale sistema. Il termine "antipolitica" è stato utilizzato soprattutto in seguito a "Tangentopoli", ad indicare lo scollamento della gente comune verso l'apparato politico corrotto. Oggi viene sempre più utilizzato ad indicare chi denuncia la corruzione del sistema politico. Non si precisa che l'attuale assetto politico è volutamente concepito come corrotto e antidemocratico, per impedire che i popoli spodestino il gruppo dominante, e che non è la "politica" in generale ad essere rifiutata dalla gente ma soltanto il sistema politico attuale.

I Partiti in Italia hanno un costo molto elevato, pagato da tutti noi. Nel nostro paese, pur avendo gli italiani espresso la chiara volontà di non dare denaro pubblico ai partiti, attraverso il referendum del 1993 (oltre il 90% degli elettori votò contro), i Partiti possono ottenere finanziamenti molto elevati. La gente crede che i Partiti non siano finanziati con denaro pubblico, e non è stata informata quando, nel 1999 è stata approvata una legge che di fatto reintroduceva il finanziamento pubblico ai partiti chiamandolo "rimborso elettorale". Nel 2002 tutti gli schieramenti, ad eccezione dei radicali, votarono a favore della nuova legge, la n. 156 del 26 luglio 2002, che titolava "Disposizioni in materia di Rimborsi Elettorali". La legge abbassava il quorum di accesso al rimborso dal 4% all'1% e aboliva il tetto di spesa, permettendo a quasi tutti i partiti di ricevere somme molto alte di denaro pubblico. Ad esempio, Berlusconi ha incassato, dopo le ultime elezioni, 41 milioni di euro per Forza Italia, la Margherita ne ha presi 20 milioni, l'Udc 15 milioni, i Ds 35 milioni, An 23 milioni, Rifondazione 10 milioni,(2) ecc.

Pensate quanto si riuscirebbe a risparmiare se si distruggesse l'attuale sistema e si eleggessero alcune persone fidate scelte dal basso, che si occuperanno dei nostri interessi e non di quelli di chi ci sta colonizzando.

Un'altra importante funzione dei Partiti è quella di svilire la democrazia, facendola diventare un circo, in cui non prevale il più competente e onesto, ma il più adattato al sistema. Utilizzando i metodi propri della pubblicità e della propaganda, i Partiti fanno in modo che le campagne elettorali diventino simili al tifo da stadio. Tendono a diseducare i cittadini al loro stesso benessere, inducendoli a riporre fiducia in un simbolo o a sventolare una bandiera, illudendosi che il Partito opererà nel loro interesse. Attraverso il Logo si attiva un meccanismo di identificazione: la simbologia riprende immagini che vengono associate a contenuti importanti per gli elettori, come il lavoro, la famiglia e la libertà. Durante le campagne elettorali vengono create divisioni e contrapposizioni sempre più fittizie dato che tutte le formazioni partitiche sono a servizio di chi le finanzia, ovvero del gruppo dominante. Oggi è sempre più evidente che i Partiti predicano di avere a cuore l'interesse di tutti, ma in realtà non sono a servizio della collettività. Anche i Partiti di sinistra, che prima difendevano i diritti dei lavoratori, hanno assunto prospettive favorevoli al rafforzamento del potere dell'oligarchia dominante, e attuano politiche simili a quelle dei partiti di destra.
Il punto è: come si può pensare di avere una democrazia attraverso formazioni non democratiche? E' un paradosso.

La prova che la sovranità è sottratta al popolo sta nella realtà inoppugnabile di mancato rispetto della volontà popolare su questioni importanti, come la presenza massiccia di basi militari americane sul nostro territorio, la costruzione della Tav o la privatizzazione delle nostre risorse senza chiederci conto. Ci hanno convinti che significa avere potere politico se alle elezioni si può scegliere fra "destra" e "sinistra", anche se in concreto la nostra volontà viene calpestata. Quando i cittadini chiedono concretamente che venga rispettata la loro si scatena una campagna mediatica infamante contro coloro che osano contraddire il governo, e così si evita di concedere il benché minimo reale potere ai cittadini.
Le nostre autorità, pur spacciandosi per "democratiche" non hanno alcun rispetto per la volontà popolare. Ad esempio, tempo fa il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, disse, in riferimento alla manifestazione di Vicenza, che le "manifestazioni (sono) legittime, ma sono le Istituzioni a decidere... E' nel riconoscimento della rappresentatività delle Istituzioni elettive che ogni forma di partecipazione deve trovare la sua misura".(3)
Queste parole attestano che egli ritiene che, una volta salite al potere determinate persone indicate dai Partiti, la volontà della cittadinanza si possa calpestare. Ma non ci viene spiegato che la democrazia è il sistema politico in cui il popolo è sovrano? O è sovrano soltanto il giorno in cui va a votare? Ricordiamoci che anche Adolf Hitler fu regolarmente eletto all'interno di un sistema partitico.

L'attuale sistema partitico è frutto di un'elaborazione delle autorità inglesi, che avevano l'intento di evitare che col tempo le colonie pretendessero l'indipendenza. Occorreva un sistema che desse la sensazione di avere potere, ma che al contempo permettesse all'oligarchia di mantenere completamente il controllo. Il sistema è stato introdotto per la prima volta nel 1855, nelle colonie inglesi, come Australia e Nuova Zelanda, per dare l'impressione che qualcosa fosse cambiato e che i cittadini avessero acquistato potere politico. Ma in realtà non cambiava nulla, perché i partiti che si contendevano il potere erano controllati dalle autorità inglesi. Lo stesso modello partitico venne introdotto anche negli Stati Uniti e in Europa. Col passar del tempo molti elettori anglosassoni si resero conto della truffa, e la quantità di coloro che si recavano alle urne diminuiva di anno in anno, fino a toccare i livelli bassissimi di oggi (30/40%). Alla fine della Prima guerra mondiale, il modello partitico era in grave crisi, a tal punto che gli storici Charles e Mary Beard, scrissero che i partiti si erano "accampati" come un "esercito permanente".(4) E infatti proprio di un controllo militaresco si tratta, anche se non avviene con divise e armi.
L'uso di formazioni create dall'alto, che manipolano le decisioni degli individui, non è prerogativa della politica, ma una tecnica manipolatoria assai diffusa anche negli ambienti finanziari, economici e giuridici. Lo scopo è quello di determinare dall'alto effetti che senza un vertice di controllo non si potrebbero avere. Ad esempio, anche il controllo delle nomine del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) avviene grazie ad una tecnica simile al sistema dei partiti in politica. Come nel sistema dei partiti, si impone al singolo il principio degli schieramenti, obbligandolo così a votare un determinato magistrato scelto da tutto lo schieramento a cui appartiene. Secondo il magistrato Antonino Caponnetto si tratta di un sistema che rende inefficiente e clientelare la magistratura:

"Il CSM è un groviglio inestricabile di interessi di varia natura... incrostazioni corporativistiche, correntizie, e politiche provocano uno stato di paralisi nei rapporti con le istituzioni... Negli ultimi anni quest'organismo ha dimostrato di non riuscire a svolgere una politica giudiziaria credibile, efficace, coerente... (occorre) Togliere forza alle correnti, che sono diventate un punto di debolezza: i magistrati dunque dovrebbero rispondere direttamente alla loro coscienza... la designazione da parte dei partiti, diretta dall'alto, è diventata un inconveniente. Bisognerebbe sostituirla con una elezione più libera da parte del Parlamento".(5)

Il sistema di controllo, dunque, si articola, come nel settore politico, sulla creazione di "fazioni" che determinano un'appartenenza o uno schieramento obbligatorio, indispensabile a canalizzare le nomine e a controllare l'operato della magistratura. In tal modo, l'organismo, anziché perseguire gli interessi generali (ad esempio combattere realmente la mafia), risulta manipolato e limitato dal sistema oligarchico. Chi fuoriesce da queste logiche viene ostracizzato, oppure, se tenta di diffondere il suo punto di vista, viene messo in cattiva luce dai mass media.
La nostra è dunque una "democrazia" manipolata dall'alto, che mira a farci credere che chiunque possa diventare parlamentare, mentre in realtà le candidature vengono severamente e accuratamente selezionate dall'alto, in modo tale da ridurre al minimo la presenza di persone "normali", che hanno l'intento di operare per il bene comune. In tal modo il Parlamento risulta un'istituzione corrotta, sottomessa al potere del più forte e non all'interesse generale. Chi dubita di questo valuti il comportamento del nostro Parlamento: le leggi che vengono fatte servono a migliorare la vita di tutti? Si stanno abolendo le leggi che permettono lo sfruttamento lavorativo? Si stanno facendo leggi per distruggere la mafia? Si sta facendo in modo da restituire ai cittadini la sovranità monetaria?
Queste e molte altre questioni ci dimostrano che i Partiti non candidano nessuno che possa mettere a rischio il potere del gruppo che oggi affligge il nostro paese e ne impedisce la crescita.
L'unico modo per riprenderci la sovranità è quello di sbarazzarci dei Partiti e di tutti coloro che essi pretendono di imporci dall'alto.


NOTE

1) Bernays Edward L, "The importance of public opinion in economic mobilization", Unknown Binding, Washington 1953.
2) "Report", 1 ottobre 2006.
3)http://www.repubblica.it/2007/02/sezioni/cronaca/base-usa-vicenza-due/napolitano-piazza/napolitano-piazza.html
4) Cit. Testi Arnaldo, "Trionfo e declino dei partiti politici negli Stati Uniti, 1860-1930", Otto Editore, Torino 2000, p. 2.
5) Caponnetto Antonino, "I miei giorni a Palermo", Garzanti, Milano 1993,
p. 105.   Fonte http://antonellarandazzo.blogspot.it/2007/09/cosa-sono-realmente-i-partiti-e-come.html

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